Martedì, Novembre 21, 2017

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Statte

Il territorio di Statte è solcato da numerose "Gravine" e "Lame"; le principali gravine sono quelle di Leucaspide e di Mazzaracchio . La numerosa presenza di queste gravine e lame ha fatto inserire Statte nel parco regionale "Terre delle gravine". Statte è il più giovane Comune della regione, ha infatti raggiunto l'autonomia amministrativa il 1 maggio 1993.

L'abitato di Statte sorge sui primi contrafforti della premurgia tarantina a circa 9 chilometri dal capoluogo (Taranto).

Il nucleo storico della cittadina occupa una piccola gravina detta "Canale della zingara"; questo antico agglomerato di abitazioni è scavato nella roccia, formando numerose grotte, tutt'ora abitate.

Il "centro storico", più recente, sorto nei primi decenni del secolo XX, occupa alcune "lame" sul fianco sud di una collinetta, detta "collina ridente". Il resto dell'abitato ha risentito del massiccio abusivismo edilizio degli anni 60', 70' e 80' causato dalla mancanza di piani regolatori in grado di soddisfare le esigenze abitative di un paese che triplicava in pochi anni gli abitanti (per lo più dipendenti della grande industria). Questo abusivismo spontaneo ha prodotto una espansione disordinata dei quartieri che ora risultano in gran parte "slegati" tra loro.

La presenza di grotte naturali, dei Dolmen, di numerose tombe, l'abbondanza delle acque del Triglio che si suppone scorresse lungo la gravina, sembrano confermare la presenza di antichi abitatori almeno nell'età megalitica. In epoca romana la contrada corrispondente all'attuale Statte fu abitata da cittadini romani o locali di ceto medio-alti. Infatti "l'acquedotto del Triglio" fu costruito probabilmente intorno al 123 a.C.. e, visto le difficoltà e gli alti costi di tale progetto, la costruzione poteva essere giustificata da un bisogno privato (le ville di cittadini) e pubblico (rifornire di acqua templi e altri luoghi pubblici, il porto mercantile e militare di Taranto).

La nascita del casale di nome Statte risale certamente a quando, dopo secoli di abbandono delle campagne, queste furono ripopolate in seguito alla distruzione di Taranto avvenuta nel 927 ad opera dei Saraceni; in tale occasione molte famiglie tarantine trovarono un rifugio sicuro nelle grotte naturali delle gravine e dei canali. Nel 1445 tutto Statte e l'intero casale fu concesso in feudo ai principi De Algericiis a cui probabilmente si deve la costruzione del castello (forse paragonabile ad una attuale masseria) che però andò ben presto in rovina.

In seguito, il casale di Statte, fu completamente abbandonato; i contadini cominciarono a dimorare nelle masserie, forse a causa della minaccia dei turchi, ma anche per stare il più vicino possibile al luogo di lavoro. Statte cominciò a ripopolarsi con i feudatari De Blasi (nobili di Martina Franca) negli ultimi anni del secolo XVIII, prima intorno alla masseria ed al palazzo baronale e successivamente per l'ennesima volta presso il Canale della Zingara in cui furono scavate nuove grotte. Nel 1800 circa per la frantumazione dell'eredità della famiglia Blasi e con le conseguenti difficoltà economiche in seno alla stessa famiglia, il feudo di Statte fu parzialmente venduto ad altri proprietari. Una spinta al ripopolamento furono i contratti di enfiteusi, derivati da una legge del 1806 che abolendo molti dei privilegi dei feudatari mise i contadini in una situazione lavorativa migliore e risvegliò quei sentimenti di libertà propri del risorgimento. La nuova ricchezza che ne derivò, vide fiorire diverse attività: cavamonte, muratore, carrettiere, falegname, fabbro ecc. In particolare le cave dei tufi divennero un bene di esportazione di Statte; infatti, a Taranto il borgo era in costruzione e da Statte partivano giornalmente per Taranto circa 90 traini, l'economia stattese cominciò lentamente a fiorire; però anche in questa attività lo sfruttamento del signore si faceva sentire pesantemente a causa dell'eccessivo canone che i cavamonti, giornalmente dovevano pagare. Nel secolo XX, gli abitanti di Statte danno il loro contributo di sangue nelle due guerre mondiali ma pagano anche il loro tributo per la libertà e per la democrazia. Il secondo dopoguerra, fu un periodo particolarmente difficile per gli stattesi che nel periodo bellico lavoravano principalmente nei Cantieri Tosi e nell'Arsenale. Gli stattesi si ritrovarono nella quasi totalità senza lavoro; l'emigrazione verso il Nord e verso l'estero fu notevole, così l'apertura del Centro Siderurgico rappresentò un'ancora di salvezza per le numerose famiglie senza reddito. Venne anche l'inquinamento insieme all'abusivismo edilizio, quest'ultimo derivato oltre che dalla pressione demografica anche dall'inefficienza e dalla miopia degli amministratori Tarantini che non avevano saputo dare un piano regolatore adeguato alle nuove esigenze. Statte era un paese ormai moderno se non fosse per la mancanza totale dei servizi primari, acqua e fogna per primi.

I tempi per Statte autonoma erano ormai maturi: con un referendum plebiscitario gli stattesi si pronunciarono per l'autonomia, e nel 1993 fu eletto il primo sindaco di Statte.

L'autonomia comunale ha portato in Statte un nuovo vento di imprenditorialità che si avvia a dare i suoi frutti. È discretamente attiva l'attività edilizia che si spera di incrementare con la prossima approvazione del nuovo piano regolatore. L'agricoltura non riveste particolare importanza per la quantità di prodotto ma si distingue per una produzione di prestigio di olio di oliva, da parte di aziende che operano con il sistema tradizionale di spremitura "a pietra". L'attività artigianale non è significativa anche a causa della mancanza, a tutt'ora, del PIP, mentre quella del commercio, pur risentendo della vicinanza di due ipermercati è abbastanza attiva.

Fra le principali attrattive di carattere naturalistico, Statte vanta sicuramente la sua gravina. La vicinanza all'abitato e la presenza di parapetti e corrimano, ne fanno un'attrazione di grande impatto e di facile accesso per tutti. Le sue pareti verticali e di calcare compatto, inoltre, sono attrezzate per la pratica dell'arrampicata sportiva (o free climbing).

Sin dal 1983 la gravina di Statte rappresenta una delle principali mete per gli appassionati del Free Climbing; con l'arrivo della primavera, infatti, è frequente incontrare gruppi di climbers italiani e stranieri che si cimentano sulle oltre 100 vie già attrezzate.

Sava

Sava è una città della provincia di Taranto famosa per essere una delle Città del Vino, in quanto la sua ricchezza agricola principale è, appunto, la produzione di vino primitivo, nonché di olio d'oliva.

la fondazione di Sava risale al 300 a.C., infatti, sono stati trovati reperti greci risalenti a quel periodo, probabilemente come ultimo avamposto di Taranto prima dell'area Messapica che dominava il salento meridionale. Verso la fine del VII secolo, Longobardi e Bizantini giunsero a un accordo di pace che prevedeva la spartizione dei territori occupati: ai Bizantini restava la parte estrema della penisola salentina e così costruirono un lungo muro sul confine stabilito. Tale confine partiva dalla costa Adriatica a sud di Brindisi e, passando a sud della vicina città di Francavilla Fontana, svoltava ancora più a sud nel territorio di Sava. Questa lunga muraglia, meglio conosciuta con il termine dialettale locale "Paretòne", ossia grande parete, fu costruita a secco con pietre calcaree di modeste dimensioni. La creazione dell'attuale caseggiato risale al 1400, mentre la formazione del Comune risale all'epoca napoleonica (1810). Per quanto riguarda il termine "Sava", le origini etimologiche sono le più varie e disparate. C'è chi sostiene che esso risalga a "Saba", facendo riferimento ad una leggendaria famiglia Patrizia Romana, e c'è ancora chi sostiene la derivazione da "Sabua", che in lingua latina indicherebbe un particolare tipo di roccia, che si trova nel territorio: la roccia arenaria. La città è oggi un luogo di cultura locale ed ideale per la villeggiatura data la vicinanza con le spiagge salentine.

Da visitare nei pressi di Sava il Santuario dedicato alla Vergine SS. di Pasano, risalente al 1400 ca., dedicato alla Madonna di Pasano in ricordo del famoso miracolo dello schiavo avvenuto in quegli anni. Grande interesse ha suscitato a studiosi, storici e archeologi la scoperta del Limitone dei Greci, un lunghissimo muro di confine tra il territorio magno-greco e quello messapico, i cui resti sono ben conservati e visibili. Nella contrada di Aliano, altro insediamento del territorio, esistono a tutt'oggi tracce di templi dedicati a Demetra e Dioniso. Presso il Castello Municipale è stato riportato alla luce un antico frantoio ipogeo il cui accesso è aperto ai visitatori.

L'economia locale è prevalentemente agricola e determina l'aspetto dell'agro savese, prevalentemente coltivato a vitigno e ad uliveto. La produzione vinicola è in parte costituita dal primitivo, un vitigno molto antico con cui viene prodotto il Primitivo di Manduria. Per l'economia savese è molto importante la produzione di questo vino rinomato. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, l'agricoltura savese non temeva rivali. Oliveti secolari e vigne curate caratterizzano ancora oggi le campagne che circondano la città, a dispetto dell'espansione urbana degli ultimi decenni. La produzione e la vendita del predetto Primitivo di Manduria, un vino rosso D.O.C. estremamente rinomato, costituisce il principale motivo di orgoglio cittadino. Le attività contadine si vanno allargando sempre più per la presenza di numerosi commerciante del settore che nel corso degli ultimi anni stanno dando vita a numerose piccole e media imprese, settori, questi ultimi, destinati a espandersi anche per l'opportunità della vasta Zona Industriale della Città di Sava che tende ad allargarsi col passare del tempo.

San Giorgio Jonico

San Giorgio sorge a sud di Taranto, sul versante "Belvedere" del Monte Sant'Elia a 75 metri sul livello del mare. Le origini di San Giorgio Jonico si fanno risalire al III secolo a.C.; infatti, agli inizi del 1900 è stato rinvenuto, sul colle Sant'Elia, un insediamento dell'Età del Ferro e strutture ellenistiche e romane di Età Imperiale, nonché un'ampia necropoli del IV e III secolo a.C.. Lo sviluppo del borgo, comunque, si fa risalire al X secolo, quando profughi Cristiani di Taranto, che veniva saccheggiata dai Saraceni, si stabilirono nei pressi dell'attuale Chiesa Madre (Maria SS. del Popolo). Nuove migrazioni, nel XV secolo al seguito del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, popolarono S. Giorgio e altri comuni del tarantino orientale (oggi individuati come "Albania tarantina").

La popolazione di San Giorgio inizia a crescere rapidamente grazie a molti immigrati albanesi e a quegli abitanti che abbandonavano i casali limitrofi. Nel XVIII secolo Ferdinando II limia i privilegi feudali e procede a scorporare i latifondi. San Giorgio verrà suddiviso così in 350 quote, e da questo ha inizio la cultura contadina (della coltivazione e degli scambi dei prodotti agricoli) che sarà alla base dello sviluppo economico del centro. Ma gli strascichi feudali vengono di fatto abbandonati solo nel XIX secolo, questo sarà per San Giorgio il preludio per una forte crescita civile ed economica, che è continuata fino ai nostri giorni. Oggi San Giorgio è un grosso centro agricolo, la cui campagna circostante è popolata dalle masserie tipiche della zona e produce, soprattutto, olio e vino:

Il comune, che ha sempre risentito della forte vicinanza e influenza del capoluogo, ha avuto un notevole sviluppo nell'edilizia e nell'industria (ampliamento della zona industriale), con un conseguente e ulteriore aumento della popolazione.

Da vedere : la chiesa matrice Santa Maria del Popolo (XVIII secolo), eretta su antico luogo di preghiera, in stile barocco, ha unica navata con altare centrale ricco di marmi policromi e due altari laterali. Degni di nota i dipinti sui tre altari, il coro con antico organo a canne e scultura lignea del santo protettore San Giorgio Martire .

Quello che i suoi abitanti chiamano castello è in realtà un edificio piuttosto moderno innalzato dai conti D'Ayala-Valva agli inizi del 1900. Lo stile volutamente pretestuoso, fanno di questo edificio un monumento rappresentativo della storia di tale famiglia, che si identifica con la pluricentenaria storia di S. Giorgio Jonico, fondata probabilmente nel XIV secolo da esuli albanesi al soldo di Giorgio Castriota Skanderbeg.

Appena fuori dal centro abitato, in direzione Pulsano, si trova il complesso delle cave tufacee Le Tagghjate, in fase di rivalutazione.

 

Palagiano

Palagiano detto in dialetto "Pala'scen o Pola'scen" è un comune della Terra delle Gravine Joniche denominata anche Città delle Clementine, per i suoi agrumi.

Palagiano è sempre stata considerata una cittadina con una collocazione geografica strategica, situata al crocevia di smistamento delle direttrici stradali verso la Basilicata, Calabria e il nord Italia. Proprio come sviluppo storico dell'antica presenza romana della via Appia, tanto da rimanere coinvolto a tutto quello che accadeva intorno.

Basti ricordare le scorrerie piratesche dei saraceni, che dovevano per forza attraversare il territorio Palagianese come è avvenuto durante la distruzione di Mottola. Per non parlare di passaggi di molti eserciti quali: quello longobardo, greco, bizantino e romano che per conquistare diversi territori limitrofi erano obbligati a passare da Palagiano.

Il territorio di Palagiano appartiene ad un polo di insediamento rupestre nella zona occidentale confinante con in comuni di Massafra e Mottola e chiese rupestri.come la Chiesa rupestre Santa Maria di Lenne.

In questa zona intorno all'anno 1100 circa doveva essere molto intensa la produzione di sale, in quanto ben trenta saline del fiume Lato furono donate ad una abbazia bizantina. Ancora oggi passando dalla SS 106 si può notare a ridosso del Fiume Lato in prossimità del bosco Romanazzi l'area denominata la Salina di Lato.

Nel 1081 Palagiano era stato infeudato da parte di Roberto il Guiscardo e dal 1250 le terre palagianesi furono acquisite dai vari feudatari:

Le proprietà passarono nel 1720 fino a principi Cicinelli di Cursi  che vi resto fino agli anni dell'800 e dovette affrontare le controversie derivanti dalle leggi contro la soppressione feudale.

Nel frattempo Palagiano divenne comune nel 1806. All'epoca la cittadina apparteneva alla Terra d'Otranto una delle dodici circoscrizioni sotto il Regno di Napoli e solo nel 1923, quando divenne capoluogo Taranto, passò dalla provincia di Lecce a quella jonica di Taranto.

Nel 1952 vennero scorporati grossi appezzamenti dell'ultimo feudatario il Principe Romanazzi e veniva ripartito per quelle famiglie numerose e povere del paese.

Iniziò cosi una epoca nuova non fatta di povertà ma inizio di crescita economica e culturale.

La gente iniziava a piantare nei propri terreni agrumeti e vigneti che sono stati la fortuna dei proprietari e la preziosità di un territorio che ha dato grandi vantaggi per le qualità del terreno.

Il centro storico di Palagiano è costituito da due rioni: La Terra ed il Convento. Sebbene molti palazzi signorili sono stati demoliti, ricostruiti o ristrutturati, i segni della loro origine è ancora presente nella memoria dei più anziani. Tra gli altri il Palazzo Baronale (detto castello), situato nella zona centrale della città, nei pressi del Municipio. Si presenta con forma quadrangolare in stile barocco pugliese poggiato su fondazioni molto antiche. Il palazzo Sannella risale al XVII e presenta ancora qualche particolare architettonico neorinascimentale. Poco distante dalla Chiesa dell'Immacolata si vede l'antico palazzo della cancelleria, una volta sede del Decurionato e proseguendo dalla Chiesa dell'Immacolata su Corso Lenne vi sono case appartenenti ai primi anni del 1900. Sulla medesima via la ex caserma dei carabinieri ora adibita ad Auditorium comunale risalente alla fine dell'800. Decentrati rispetto a questo primo nucleo, troviamo i palazzi delle Famiglie Carano in via dei Mille dei Toria in via Trento, dello scrittore Giovanni Maria Sforza. La Chiesa Matrice Maria Santissima Annunziata risalente al XVIII secolo, presenta una semplice facciata, opera di transizione dal barocco al neoclassico. Nella Chiesa vi è l'immagine del Santo Patrono, San Rocco, che si festeggia per antica tradizione il sabato, la domenica e il lunedì successivi al 16 agosto sua festa liturgica. La sera del sabato di festa ha luogo la processione della cavalcata - che dà inizio ai festeggiamenti in onore del Santo Patrono - con la sfilata di cavalli riccamente bardati e montati da bambini vestiti come il Santo Pellegrino.

La Chiesa dell'Immacolata è certamente la più antica del paese. Consacrata nel 1582 fu sconsacrata agli inizi del XIX secolo, con la soppressione del convento dei francescani conventuali sotto il titolo di Santa Maria della Nova; fu di nuovo consacrata nel 1938 e con l'occasione ci furono ristrutturazioni ma anche alcuni danni alle decorazioni del rosone. La Chiesa di San Nicola è la parrocchia più recente: nasce inizialmente in un luogo di culto con un piccolo salone in viale chiatona. Essa si presenta in stile Romanico semplice; all'esterno ci sono tre mosaici raffiguranti, da sinistra: l'incontro di Maria con Elisabetta, al centro la Sacra Famiglia, a destra il battesimo di Gesù. In alto un grande rosone raffigura l'immagine del Santo Nicola di Bari. Al suo interno vi è un grande mosaico di Gesù e del Padre con la scritta del vangelo di Giovanni: Io, sono la vita, la verità e la via.

A Palagiano si è sviluppata una intensa tradizione religiosa popolare di grande fede intorno alla Madonna della Stella troviamo infatti: La chiesa benedettina di Santa Maria di Lenne menzionata la prima volta nel 1110, presenta all'interno tracce di affreschi che una volta dovevano ricoprirla interamente. Si nota, nella nicchia absidale una Madonna con Bambino, in stile bizantino alquanto rovinata, che il Dalena accosta come tipo iconografico alla Platytera. Il Santuario Madonna della Stella è stato costruita recentemente in sostituzione di un'altra riedificata e benedetta nel 1954. Il Santuario è situato a 3 km fuori dal paese in aperta campagna. Prima di essa si suppone che ne esistesse un'altra primitiva, ma non si hanno notizie certe. Il Santuario è molto semplice, non presenta arricchimenti artistici, vi è un rosone molto semplice ed alcuni quadri disegnati da un'artista palagianese.

 

Sono stati molti rinvenimenti di necropoli, con tombe, corredi funerari, vasi, ceramiche e dipinti del IV-III sec. a.C. : la Villa romana detta "Parete Pinto" risalente al I sec. a.C., il Frantoio Ipogeo , le necropoli in contrada: Fontana del Fico, Ponte di Lenne, Cozzo Marziotta, Sorgente di Calzo ed il di San Marco dei Lupini megalito ritrovato agli inizi del '60 adiacente ad una cisterna gallo romana che, scondo alcuni studiosi occultebbe quella della cripta di S.Marco.

 

Il comune jonico di Palagiano presenta nel suo aspetto morfologico molte lame. Le lame si identificano come ampi e profondi solchi carsici, vie fluviali naturali.

Alcune lame si conservano ancora con un buono stato vegetativo, altre lame sono state bonificate e con la riforma agraria dove ora si possono vedere distese di agrumeti.

Il comune di Palagiano si estende su 7 km di litorale lungo la costa jonico tarantina.

Chiatona posta a circa 6 km da Palagiano sulla SS 106 Jonica è la prima località balneare dei palagianesi. A Chiatona vi è la Pineta dell'Appia dove è presente molta macchia mediterranea. Pino di Lenne, il cui nome deriva dai suoi boschi di Pino d'Aleppo e dal fiume Lenne. A Pino di Lenne vi è il Pino d'Aleppo più antico d'Europa, oltre 300 anni.

La Clementina del Golfo di Taranto è coltivata esclusivamente nei comuni della zona occidentale della Provincia di Taranto. Tra le città che coltivano la clementina c'è anche Palagiano, chiamata anche "La città delle clementine", nella quale ogni anno nel periodo di dicembre avviene la sagra del mandarino facendolo diventare il simbolo del paese. Ad esso è stato riconosciuto il marchio IGP.

 

La Clementina del Golfo di Taranto sono un incrocio tra il mandarino e l'arancio, caratterizzato dalla forma sferoidale, leggermente schiacciata ai poli, con una buccia liscia o leggermente rugosa, di colore arancio e con una lieve sfumatura verde. La polpa, anch'essa di colore arancio e molto succosa, ha un sapore dolce ed aromatico e contiene al massimo tre semi. Oltre a possedere un elevato contenuto di vitamina C, è rinfrescante e diuretica, e può essere consumata al naturale o impiegata per preparare succhi, sciroppi, sorbetti, marmellate.

Il clima caldo, soleggiato e poco umido del territorio che si affaccia sul Golfo di Taranto, influenza benevolmente la crescita e la maturazione del frutto, conferendogli caratteristiche qualitative eccellenti. L'irrigazione viene praticata quasi tutto dell'anno, e avviene a goccia o a zampillo, in modo diretto ma lontano dalla chioma, per evitare marciume nella zona del colletto della pianta. La raccolta viene effettuata rigorosamente a mano, onde evitare che i frutti si deteriorino.

Per celebrare il frutto tipico e simbolo della città di Palagiano, tra la fine di novembre e i primi di dicembre viene celebrata la Sagra del Mandarino.

Sagra che dura 3 giorni iniziando dal venerdì pomeriggio con stand, spettacoli ed eventi.

L'ultimo giorno della Sagra viene consegnato il premio "Mandarino d'oro" all'azienda agricola che ha il clementino più buono del comune.

Laterza

Laterza ha origini storiche antichissime: lo dimostrano i ritrovamenti emersi dai lavori di scavo del 1965 in una necropoli risalente al 2000 a.C.

Laterza è situata a Nord-Ovest della provincia di Taranto in un punto strategico, sul ciglio della Gravina omonima. Non è esagerato dire che a Laterza ci sono le tracce di una stratificazione millenaria di civiltà. Molti sono anche i reperti dell'epoca della Magna Grecia e dell'età Romana oggi custoditi nei Musei Archeologici di Taranto e Matera.

La cittadina di Laterza sorge tra due profonde gravine ricche di anfratti in cui l'uomo, dalla Preistoria a tutto il Medioevo, ha sempre abitato, ed in cui, soprattutto nei secoli successivi alla caduta dell'impero romano, ricavò numerosissimi templi rupestri che impreziosì con affascinanti affreschi di soggetto religioso: la Cantina spagnola,  la Chiesa rupestre San Vito, la Chiesa rupestre Cristo Giudice, la Chiesa rupestre San Giacomo, la Chiesa rupestre di Sant'Eligio, la Chiesa rupestre di Santa Caterina e la hiesa rupestre di San Leucio. L'origine del nome di Laterza è ancora oggi una questione dibattuta, alcuni scrittori pensano che derivi da "Latentia", luogo di caverne e di nascondigli; per altri deriverebbe dal latino "Tertiam" criferendosi ai militi della terza legione romana che fissarono in zona il loro accampamento. Tale ipotesi è avvalorata dal fatto che Laterza è situata lungo la via Appia nuova che unisce Taranto a Roma ricalcando il tracciato dell' Appia antica. Altra ipotesi fa risalire il nome Laterza ai Cretesi che fuggiti dopo la guerra con i Micenei fondarono qui una colonia in onore di Laerte, padre di Ulisse.

L' abitato sorse con tutta probabilità intorno all' anno 1000. Inizialmente fu parte integrante del territorio di Matera e solo verso il 1200 il feudo laertino venne connesso definitivamente da Federico II ai prelati baresi. Successivamente divenne parte integrante del Principato di Taranto e venne governato da vari feudatari. Il palazzo Marchesale è un complesso del XVI secolo. Dal 1292 al 1463 il feudo di Laterza fece parte del principato di Taranto. Questi anni furono caratterizzati da dure lotte tra paesi vicini e i laertini dovettero resistere agli assalti di Matera e Castellaneta. Ciò spinse i feudatari di Laterza a costruire il castello. Il palazzo fu poi distrutto per costruirvi il nuovo. Del vecchio castello tarantino di età magno-greca sono ancora visibili un tratto dell'antico fossato, le mura merlate che proteggevano a nord l'antico "castrum de tertia", ed un cunicolo che terminava nella gravina, permettendo così la fuga dal castello. Nel 1546 fu investito del marchesato di Laterza Giovanni Battista I D'Azzia, il quale trasformò il vecchio castello in un palazzo residenziale tardo rinascimentale, l'odierno palazzo marchesale, com'è attestato da un iscrizione risalente al 1548 incisa in uno stemma bipartito in pietra bianca posto all'ingresso.

Dal XVI al XIX secolo a Laterza venne praticata ininterrottamente l' arte della famosa e pregiata maiolica. Nel '700, il periodo di massimo splendore, questa costituisce la principale attività del luogo, fino a quando, venute meno le commesse borboniche e vaticane che costituivano la quasi totalità dei clienti che avevano la possibilità di acquistare la pregiata e costosa maiolica di Laterza, le botteghe pian piano furono chiuse fino alla recente ripresa produttiva. Nel 1806 vengono aboliti i diritti feudali e la cittadina passa al regno borbonico; successivamente entrerà a far parte del Regno d' Italia.

Il Pane di Laterza, una tradizione antica, un prodotto naturale al servizio dell'alimentazione moderna. Laterza è terra di tradizioni con i suoi antichi forni per la cottura del pane, con le sue fornaci per la cottura delle maioliche, con i suoi fornelli per la cottura delle carni di agnello.
Vi si produce un pane la cui ricetta tramandata di padre in figlio è oggi tutelata dal Marchio Collettivo di Qualità.

Grottaglie

Grottaglie vuol dire molte grotte, nome che sottolinea tale peculiarietà di gran parte del suo territorio. La città si trova sul pendio di una collina delle Murge chiamata Monte Pizzuto,nell'entroterra di Taranto e all'estremità meridionale di quella Murgia dei trulli.

Essa sorge su un territorio in cui si alzano diverse gravine sui fianchi delle quali sono state scavate molte grotte; infatti, il centro è completamente scavato nel tufo, come testimoniato dalle Cave di Fantiano attuale sede di un teatro all'aperto dove annualmente si svolge il Festival Internazionale Musica Mundi di musica etnica e popolare.

Secondo molti studiosi, i cittadini in fuga delle cittadelle fortificate come Rudiae e Mesocoro, distrutte dalle invasioni barbariche diedero vita ai casali rupestri dai quali sorsero in seguito Grottaglie e Villa Castelli.

Sono numerosi i resti storici del Medioevo, poiché quando gli abitanti cominciarono a vivere nelle grotte delle gravine cominciarono a realizzare: le abitazioni, le scale, i sentieri, le opere di canalizzazione e di deflusso delle acque e le opere di urbanizzazione. Nel 960 d.C. quando i barbari distrussero i villaggi siti nel territorio e anche la stessa Taranto, le grotte ospitarono i fuggitivi. Sorsero così vari casali tra cui «Casale Cryptalearum», nucleo dell'attuale centro storico di Grottaglie.Nell'XI secolo i Normanni donarono alla Mensa Arcivescovile Tarantina il Casale e così sul finire del XIV secolo il feudo episcopale fu dotato di mura di fortificazione, assieme al Castello e alla Chiesa Matrice. Anni di difficoltà e crisi politiche portarono Grottaglie ad una "coabitazione" di due giurisdizioni feudali: una vescovile ed una laica. Prima la dominazione Spagnola e poi le lotte di giurisdizione tra Arcivescovi di Taranto e feudatari laici e ripetute sollevazioni popolari, caratterizzarono il secolo successivo fino all'abolizione della feudalità. Successivamente tali vicende accompagnarono la prima espansione urbana "fuori le mura", fino al periodo unitario, a partire dal quale la storia di Grottaglie si identifica con quella di molti centri simili nel Meridione d'Italia.

Da visitare il "Castello Episcopio" edificato alla fine del XIV secolo per volere dell'arcivescovo di Taranto Giacomo d'Atri, che aveva anche realizzato le mura e la chiesa madre. Ceduto al comune dall'arcivescovato, ospita nelle sale ricavate dalle antiche stalle il "Museo della ceramica del Castello Episcopio", che espone ceramiche datate dal 'VIII secolo a.C. ai nostri giorni e provenienti da collezioni pubbliche e private. Il museo si articola nelle sezioni dedicate alle all'archeologia, alle ceramiche tradizionali, alla ceramica contemporanea, alle maioliche e infine ai presepi.

Notevoli sono inoltre la Chiesa Madre di fondazione romanica, il cinquecentesco monastero delle Clarisse, il seicentesco convento di S. Francesco da Paola in stile barocco e la splendida chiesa del Carmine. Tra tutte le fenditure attorno all'abitato c'è quella di gravina di Riggio che è la più suggestiva e massiccia.

Sono inoltre presenti chiese, alcune delle quali contemporanee alla fondazione del castello e palazzi nobiliari quali:palazzo Urselli (XV secolo), con facciata pre-barocca e grande cortile interno, palazzo Maggiulli-Cometa, conla stessa struttura del precedente, palazzo Blasi, di epoca barocca e palazzo Cicinelli, sede dei principi feudatari della città.

Il comune di Grottaglie, famoso in tutto il mondo per la fabbricazione delle ceramiche, si considera uno dei centri più attivi della Provincia di Taranto per il richiamo turistico esercitato dal quartiere delle Ceramiche stesso.

Il quartiere delle ceramiche si sviluppa intorno al castello Episcopio. Nel quartiere operano, una accanto all'altra, le antiche botteghe figule che, in gran parte, ancor oggi, seguono i tradizionali metodi di lavorazione artigiana tramandati di generazione in generazione dalle famiglie dei maestri ceramisti.

Tra le particolarità delle ceramiche grottagliesi sono alcuni oggetti tra cui: lu capasone (recipiente di grandi dimensioni che serve a conservare e a mantenere in buone condizioni il vino o l'olio), lu srulu, una sorta di brocca in ceramica all'interno della quale si usava mettere vino a acqua , e la sua variante "lu srulu a segreto", "lu pumu" (pumo), un oggetto in terracotta che si pone agli angoli dei balconi della cittadina jonica: questo oggetto, dalla forma di un bocciolo, figura spesso come ornamento agli angoli dei balconi delle abitazioni nel centro storico cittadino.

 

Taranto

La città confina a nord con la provincia di Bari, ad est con quella di Brindisi, a sud col Mar Jonio, ad ovest con la Lucania. Il suo golfo si estende tra le coste orientali della Calabria, le meridionali della Basilicata, le occidentali della penisola salentina.
La provincia, la cui estensione è di Kmq. 2.722, comprende 27 comuni e 5 frazioni, con una densità di 190 abitanti circa per Kmq.
La città sorge a 15 m. sul livello del mare e gode di una posizione incantevole nello jonio, le sue contrade ricordano gli antichi monumenti di una civiltà ellenica che riaffiora nelle testimonianze dei reperti archeologici conservati nel Museo Nazionale di Taranto, la città dei due mari e del ponte girevole, il cui centro storico custodisce palazzi medioevali di notevole pregio architettonico. Le sue origini, secondo una antica leggenda, risalgono a circa 1200 anni prima della fondazione di Roma, quando Tiras o Taras, figlio di Nettuno, giunse in riva della foce del fiume Tara, nei pressi dell'attuale città, e mentre celebrava un rito in onore del divino padre vide apparire un delfino.

L'apparizione fu interpretata come un segno del cielo e pertanto in quel luogo Taras fondò la città di Taranto. Taranto fu celebre per le ricchezze ed il fasto, in quella Magna Grecia che rinnovò sulle sponde dello jonio lo splendore della civiltà ateniese, che è ancora oggi tangibile in una città piena di fascino, nella quale è facile rievocare gli splendori dell'antica metropoli che contava circa trecentomila abitanti e accumulava ricchezze immense grazie agli attivi commerci, le celebri industrie dell'aureo bisso e della meravigliosa porpora e per le sue famose scuole filosofiche. Al di là della leggenda, è certo che Taranto è stata colonizzata dagli spartani intorno al 700 a.C., che ne fecero poi la città egemone della Lega italiota. Gli spartani presero possesso di questo territorio per la fertilità del terreno e la pescosità della laguna: esisteva quasi sicuramente in loco un agglomerato urbano di Iapigi in rapporti con la Grecia fin dal 1200 a.C., a giudicare dalla ceramica micenea rinvenuta. Fu governata da un solo Re sino al V secolo e prestò aiuto a Sparta e da essa ne ricevette.Dopo la distruzione di Siri (530) e di Sibari (510) divenne la più importante città greca dell'Italia meridionale ed emporio di primaria grandezza.

La sua vita politica fu però sempre tormentata dalle lotte contro le popolazioni indigene. La sanguinosa sconfitta inflitta alla città da parte degli Iapigi a seguito di una lunga guerra (476-467), non impedì al regime oligarchico locale di iniziare un decennale conflitto contro Turi, appena fondata sul sito di Sibari e governata democraticamente, per il possesso della Siritide. Taranto riuscì a prevalere e fondò Eraclea presso l'antica Siri.
Raggiunse il culmine dello splendore politico e culturale nella prima metà del IV secolo sotto il dominio del pitagorico Archita, che a Taranto ricevette la visita di Platone nel 366. Ma la pressione esercitata dai lucani contro il suo territorio costrinse Taranto a ricorrere frequentemente ad aiuti esterni; nel 303 Cleonino di Sparta sottomise finalmente i lucani. Nel 282 i romani ruppero un ventennale trattato e inviarono una piccola flotta oltre il capo Lacinio, provocando la reazione dei tarantini che nel 281 assalirono la guarnigione romana a Turi, finché nel 280 si risolsero a chiedere l'intervento di Pirro. Questi venne sconfitto dai romani e anche Taranto dovette arrendersi: i suoi abitanti furono ridotti al ruolo di "socii" e da allora una forte guarnigione romana si insediò nell'acropoli. Passata dalla parte di Annibale, nel 209 Taranto venne ripresa da Q. Fabio Massimo e 30.000 prigionieri furono venduti come schiavi. Nonostante il dominio romano Taranto conservò a lungo la lingua e la cultura greca: la città fu patria di Aristosseno, il maggior teorico della musica nell'antichità, del poeta Leonida e di Livio Andronico. Più volte saccheggiata dai barbari, Taranto apri le sue porte a Belisario nel 546: nel 549 fu conquistata dai goti di Totila. Presto rioccupata da Narsete, a lungo contesa tra bizantini e longobardi, fu aggregata al ducato di Benevento da Romualdo I nel 671-687. Ritornò in seguito sotto i bizantini, ma a più riprese venne conquistata dai saraceni.

Venne poi conquistata dai normanni di Roberto il Guiscardo e passò poi a Tancredi d'Altavilla e ai suoi successori. Promotrice sotto gli Svevi di una rivolta contro Federico II, passò poi agli Angioini. Nel 165 Ferdinando d'Aragona la annetté alla corona di Napoli e nel 1502 fu occupata dagli Spagnoli. Nel primo decennio del XIX secolo vide potenziate le sue strutture militari, rianimata la sua vita economica e rinnovata la sua fisionomia urbana, ma decadde nuovamente sotto la restaurazione borbonica. Entrò a far parte del regno d'Italia, con tutta la Puglia, nel 1861. Nella prima guerra mondiale svolse un ruolo essenziale come principale punto d'appoggio delle navi italiane, francesi e inglesi operanti nel Mediterraneo; fu gravemente bombardata durante la seconda guerra mondiale. Da sempre base tra le più importanti della Marina Militare, Taranto ha sempre vissuto in stretto rapporto con il mare che costituisce ancor oggi l'aspetto dominante della città. E sul mare era protesa la vita dei pescatori e marinai che nel corso dei secoli popolarono l'antica Taranto, che fino a poco più di un secolo fa era circo-scritta quasi interamente all'interno della Città Vecchia o di un'isola.

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