Giovedì, Gennaio 18, 2018

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Massafra

Massafra comune della Provincia di Taranto è famosa per il suo Carnevale, uno dei più importanti della Puglia, caratterizzato dalle coreografie e dalle scenografie dei carri e dei gruppi allegorici che sfilano lungo il corso principale del paese.

Il nome di Massafra deriva da "Massa Afra". Si ipotizza che l'abitato sorse in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi, cacciato dall'Africa settentrionale che giunti in Puglia avrebbero chiesto aiuto al Vescovo di Taranto, che avrebbe affidato loro una sua "massa", un podere di grande estensione, situato tra le attuali gravine della Madonna della Scala e di San Marco.

Il territorio, solcato da una serie di gravine di origine carsica, va dalla Murgia tarantina fino al mar Ionio e presenta una grande varietà di paesaggi.

Il comune comprende una parte del litorale jonico, che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone comee: "Pantano", "la Macchia", "Patemisco", "Ferrara" e "Marinella".

Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità e decadenza. Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di monaci basiliani ricordiamo ad esempio: l'insediamento rupestre della Madonna della Scala, l'insediamento rupestre con chiesa di Santa Croce, la chiesa ipogeica di San Posidonio, la chiesa rupestre della Madonna delle Rose , la chiesa ed insediamento rupestre di Millarti,  la cripta di San Simeone a Famosa, la grotta carsica di San Michele, la grotta delle navi ed area sacrale a Sant'Angelo, l'insediamento con chiesa ipogeica di Sant'Angelo a Torella, la chiesa rupestre della Madonna della Greca, la chiesa rupestre de La Candelora,  la cella eremitica del Santo Barbato, la chiesa rupestre della Buona Nuova, la chiesa rupestre inferiore della Madonna della Scala, la grotta dell'eremita, l'insediamento e chiesa rupestre a Trovanza, l'insediamento ipogeico fortificato "La Torretta",l'iInsediamento e chiesa rupestre di San Simine a Pantaleo, la chiesa ipogeica di San Leonardo, la chiesa rupestre di Sant'Antonio abate, la chiesa ipogeica di San Marco, la cripta di Santa Marina, la cripta di San Biagio e la chiesa ipogeica di Santa Caterina.

Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico e si affaccia sulla gravina San Marco. La sua struttura è simile ad altri castelli pugliesi, con quattro torrioni disposti a quadrilatero e legati da cinte murarie. Le torri più antiche sono a pianta circolare mentre il torrione a sud-est è ottogonale.

Dall'ingresso principale tramite un portale si acccede all' atrio, con al centro un pozzo ed una rampa che portava al ponte levatoio. Da una scala d'onore si accede agli ambienti della residenza signorile. Sono conservati i  locali adibiti a diversi usi: scuderia, fienili, armeria, prigioni, magazzini, neviere e pecerie. Vi era anche una cappella dedicata a San Lorenzo.

Oggi gli ambienti del castello sono utilizzati come sede della "Biblioteca civica" e del "Civico museo storico-archeologico della civiltà dell'olio e del vino", inaugurato nel giugno 2003, dove sono stati raccolti oggetti d'uso quotidiano ed attrezzi tradizionali, testimonianze della vita rurale tra il XVI secolo ed i primi anni Cinquanta del XX secolo, legati alle produzioni tipiche del territorio massafrese.

In piazza Garibaldi si trova la "Torre dell'Orologio" che rappresenta il simbolo del paese, fu costruita agli inizi del XVIII secolo come torre civica, raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche.

Le chiese di Massafra sono: la Chiesa Madre, dedicata al Santissimo Crocifisso, il Santuario della Madonna della Scala situato all'interno della gravina omonima esso è accessibile tramite una  scalinata di 125 gradini, che secondo la tradizione popolare non possono essere contati, in quanto scendendo le scale risulta un numero e salendo un numero diverso, sull'altare maggiore è collocata l'icona della Madonna della Scala; la Chiesa dei Santi Medici, dedicata ai santi Cosma e Damiano è situata nella cosiddetta "Serra"; il Santuario della Madonna di Tutte le Grazie santuario mariano dedicato alla Madonna di Tutte le Grazie venne costruito tra il 1648 e il 1655, in seguito alla miracolosa apparizione della Vergine ad una pastorella, alla quale chiese la costruzione di un santuario sul luogo stesso; il Santuario e convento di Gesù Bambino la cui origine è legata ad una statuetta in cera di Gesù Bambino ritenuta miracolosa; la Chiesa e convento di San Benedetto, la  Chiesa di San Lorenzo dedicata a San Lorenzo, sede del "Capitolo collegiale" e chiamata anche "Chiesa Nuova"; la Chiesa di Santa Lucia piccola chiesa di origine rupestre; il Convento dei Cappuccini  costituito da un vasto edificio con venticinque celle dei monaci al primo piano e una serie di ambienti al piano terreno; la Chiesa di San Francesco di Paola, la Chiesa di San Leopoldo Mandic, si trovano inoltre molte piccole chiese nate come cappelle di campagna.

Oltre alle gravine: della Madonna della Scala, di San Marco e di Santa Caterina, si trovano sul territorio due riserve: la riserva naturale del Monte Sant'Elia e la riserva naturale Stornara.

 

 

Sava

Sava è una città della provincia di Taranto famosa per essere una delle Città del Vino, in quanto la sua ricchezza agricola principale è, appunto, la produzione di vino primitivo, nonché di olio d'oliva.

la fondazione di Sava risale al 300 a.C., infatti, sono stati trovati reperti greci risalenti a quel periodo, probabilemente come ultimo avamposto di Taranto prima dell’area Messapica che dominava il salento meridionale. Verso la fine del VII secolo, Longobardi e Bizantini giunsero a un accordo di pace che prevedeva la spartizione dei territori occupati: ai Bizantini restava la parte estrema della penisola salentina e così costruirono un lungo muro sul confine stabilito. Tale confine partiva dalla costa Adriatica a sud di Brindisi e, passando a sud della vicina città di Francavilla Fontana, svoltava ancora più a sud nel territorio di Sava. Questa lunga muraglia, meglio conosciuta con il termine dialettale locale "Paretòne", ossia grande parete, fu costruita a secco con pietre calcaree di modeste dimensioni. La creazione dell'attuale caseggiato risale al 1400, mentre la formazione del Comune risale all'epoca napoleonica (1810). Per quanto riguarda il termine "Sava", le origini etimologiche sono le più varie e disparate. C'è chi sostiene che esso risalga a "Saba", facendo riferimento ad una leggendaria famiglia Patrizia Romana, e c'è ancora chi sostiene la derivazione da "Sabua", che in lingua latina indicherebbe un particolare tipo di roccia, che si trova nel territorio: la roccia arenaria. La città è oggi un luogo di cultura locale ed ideale per la villeggiatura data la vicinanza con le spiagge salentine.

Da visitare nei pressi di Sava il Santuario dedicato alla Vergine SS. di Pasano, risalente al 1400 ca., dedicato alla Madonna di Pasano in ricordo del famoso miracolo dello schiavo avvenuto in quegli anni. Grande interesse ha suscitato a studiosi, storici e archeologi la scoperta del Limitone dei Greci, un lunghissimo muro di confine tra il territorio magno-greco e quello messapico, i cui resti sono ben conservati e visibili. Nella contrada di Aliano, altro insediamento del territorio, esistono a tutt'oggi tracce di templi dedicati a Demetra e Dioniso. Presso il Castello Municipale è stato riportato alla luce un antico frantoio ipogeo il cui accesso è aperto ai visitatori.

L'economia locale è prevalentemente agricola e determina l'aspetto dell'agro savese, prevalentemente coltivato a vitigno e ad uliveto. La produzione vinicola è in parte costituita dal primitivo, un vitigno molto antico con cui viene prodotto il Primitivo di Manduria. Per l'economia savese è molto importante la produzione di questo vino rinomato. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, l'agricoltura savese non temeva rivali. Oliveti secolari e vigne curate caratterizzano ancora oggi le campagne che circondano la città, a dispetto dell'espansione urbana degli ultimi decenni. La produzione e la vendita del predetto Primitivo di Manduria, un vino rosso D.O.C. estremamente rinomato, costituisce il principale motivo di orgoglio cittadino. Le attività contadine si vanno allargando sempre più per la presenza di numerosi commerciante del settore che nel corso degli ultimi anni stanno dando vita a numerose piccole e media imprese, settori, questi ultimi, destinati a espandersi anche per l'opportunità della vasta Zona Industriale della Città di Sava che tende ad allargarsi col passare del tempo.

Mottola

Mottola è situata su una collina ed il suo territorio è immerso nella Murgia.

La città si trova in una posizione geograficamente strategica; infatti, da alcuni punti della stessa è possibile notare tutto il panorama del golfo di Taranto. Non si ha certezza sull'origine del nome della città, ma sono state avanzate alcune ipotesi, tra cui la derivazione da "motta" (altura).

Il ritrovamento di un ripostiglio di bronzi risalenti all'Età del Ferro dimostra che la collina di Mottola è stata abitata sin dalla preistoria. La città fu distrutta nel 1102 a causa del malgoverno del cancelliere tarantino Muarcaldo.  Il castello di Mottola fu edificato nel medioevo con una funzione strategico-militare antisaracena. La città fu sotto la dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese. Nel 1653 il feudo di Mottola fu venduto a Francesco Caracciolo VII duca di Martina, alla cui casata rimase sottomesso sino al 1806. Nel periodo Risorgimentale Mottola soffrì l'azione eversiva del brigantaggio e cerco la propria riorganizzazione politico-sociale. Sin dal medioevo la città aveva uno stemma posto sulla porta principale della città, ma un tremendo terremoto, avvenuto nel 1818 fece crollare tutta la struttura della Porta Grande mandandolo in rovina. Lo stemma rappresenta una torre con due uccelli neri, appollaiati in posizione frontale sulla merlatura. La torre simboleggia la fortezza e l'origine antichissima di Mottola, mentre gli uccelli vogliono significare prosperità e fortuna. Dal 1881 lo stemma viene usato dal Comune come suggello degli uffici. Il gonfalone del Municipio lo riporta fra il rosso e il bianco delle sue bande, al centro, sotto una corona marchesale. Il diritto di utilizzare lo stemma attuale è stato riconosciuto al Comune di Mottola nel 1934.

Nel 1995 sono state riportate alla luce resti di poderose mura greche risalenti all’ età ellenistica (IV secolo a.C.) che rappresentano il più antico monumento urbano mottolese. La muratura, tipicamente greca, era formata da due cortine di blocchi di carparo ben squadrati, lunghi all'incirca 1,25 metri, ed alti circa 40-50 centimetri, e posizionati accuratamente a secco. Lo scopo principale delle mura era quello di difendere la città dagli invasori che giungevano alla collina. Le mura rivestivano per circa 1600 metri tutta l’ acropoli mottolese, e, recentemente, le ultime indagini archeologiche stanno dimostrando che un’ altura così importante strategicamente era già abitata nella prima metà del secondo millennio a. C. da popolazioni di cultura protoappeninica , ed era stata già attivamente frequentata sia nell'Età del Bronzo che in quella del Ferro.

Particolarità del centro storico di Mottola è quello di essere composto da case tinte di bianco. Rappresenta uno dei luoghi più belli e più importanti dal punto di vista turistico; oltre alla moltitudine di vie, si possono trovare delle piccole piazze, in tempi antichi luoghi di incontro per la gente del luogo. La più famosa di queste piazze è “Largo San Nicola”. La piazza prende il nome dall'antichissimo convento di S. Nicola edificato nel periodo bizantino. Altre piccole “piazze” sono quella di “Largo Chiesa Madre” che sino agli anni '30 ospitava una grande cisterna e “Largo Mater Domini”. Altra piccola caratteristica del centro storico mottolese è il suggestivo e storico “Arco Fanelli”, un arco risalente al XV secolo che congiunge due isolati del centro. Infine, nel centro storico sono situate quattro chiese: la chiesa dell'Immacolata Concezione, la chiesa del Carmelo, la chiesa del Rosario e la chiesa Matrice, di epoca duecentesca.

Sono molto importanti e sentite le manifestazioni religiose legate alla Settimana Santa: quella del Giovedì Santo con la caratteristica Adorazione dei Ripositori da parte delle "paranze", che percorrono incappucciate e a piedi nudi le vie della città, e quella delle processioni del Venerdì Santo e del Sabato Santo. Molto suggestiva è la processione dei "Misteri" (tradizionali statue raffiguranti le scene della Passione di Cristo) che si svolge la mattina del Sabato Santo a cura della Confraternita del Carmine di Mottola.

 

Nel  territorio di Mottola si trova una moltitudine di gravine e di lame, disposte principalmente a sud del centro abitato. Tra le"principali gravine vi sono quelle della Forcella, di San Biagio, di Capo Gavito e di Petruscio. Quest'ultima è la più bella e la più maestosa di tutto l’arco jonico; situata a sud-est del centro abitato, anticamente essa ha dato ripari alle civiltà locali sino all'XI-XII secolo. La gravina offre uno spettacolo immenso grazie alla quantità di grotte, tutte scavate a mano e quasi tutte comunicanti fra loro, anche se poste una sopra l’altra come se fossero veri edifici. Nella gravina sono presenti anche chiese rupestri ricche di graffiti. Negli ultimi anni ai margini della gravina sono state anche trovate numerose tracce di resti di insediamenti medievali.

Durante la seconda guerra mondiale, le grotte del “villaggio rupestre” di Petruscio sono state utilizzate come riparo dai soldati polacchi. La gravina di Petruscio è percorsa da un piccolo “fiume” che negli ultimi anni si è quasi prosciugato a causa della siccità, ma che continua twttora a scorrere anche grazie all’acqua derivante dall'impianto idrico di depurazione della città.

Altra caratteristica del territorio di Mottola è data dalla presenza di zone boschive; infatti, troviamo boschi per circa 5800 ettari, praticamente il 30% della superficie comunale: il bosco di Sant'Antuono, situato nella parte nord-est della città, il bosco di Lama Cupa a nord della città ed il bosco di Burgensatico che sorge su un altopiano posto a 276-300 m s.l.m.. Anch'esso è un bosco prevalentemente di fragno, ma la sua caratteristica principale è la notevole presenza di orchidee selvatiche.

La più importante frazione di Mottola è San Basilio, in quanto è un punto strategico per gli scambi commerciali tra versante Ionico e versante Adriatico e tra l’alta murgia e il Salento. In questa frazione sorge la zona industriale di Mottola, ma è importante anche il settore agro-zootecnico. Di rilievo è anche la boscosità della zona: vi si trova il bosco di Dolcemorso, composto in gran parte da querce

E molto sviluppato il settore agro-alimentare, che può appoggiarsi su una buona produzione agricola: ulivi, uva da tavola e da vino, agrumi, ortaggi. La reperibilità di ottimi prodotti alimentari, unito ad una tradizione culinaria centenaria, rendono il settore della ristorazione tra i più importanti e fiorenti dell'economia cittadina. A questo va anche unito un recente sviluppo dei servizi ricettivi che stanno rilanciando il turismo. Molto sviluppati sono l'artigianato e il settore commerciale, mentre è in pieno sviluppo il settore industriale. Ulteriore sviluppo economico della città è dato dalla nuova zona industriale, posta in zona strategica, sorta nella frazione di San Basilio dove trovano sede diverse industrie di diversi settori come: ecologia, meccanica, tessile, distillazione, lavorazione del legno, grande distribuzione ecc..

Ginosa

Ginosa, comune della Puglia sud-occidentale (già Genusium e Genusia)  si erge sul primo gradino delle falde meridionali della Murgia tarantina, il territorio si estende dalla gravina al mare, dalle pianure ai paesaggi collinari. Ginosa, in origine Genusia, si ritiene sia stata fondata dagli abitanti provenienti da Genusium, l'odierna Cnosso dell'isola di Creta. Taluni studiosi tuttavia fanno risalire il suo nome alle genti provenienti dall'antica Illiria, dove scorre il fiume Genusus. L'ipotesi più diffusa sul significato del nome parla di Genusium (da genus), "generatrice di popoli". Gli scavi in località Oscorosciuto testimoniano la presenza dell'uomo nel paleolitico. Successivamente durante l'età del bronzo fu abitata dai messapi. Con l'istallazione delle vicine colonie greche di Taranto e Metaponto, la pianura ginosina divenne di dominio conteso dalle due grandi polis.  In epoca romana Ginosa ebbe importanza per tre motivi: per la sua vicinanza alla via Appia che la fece una sorta di fortino militare,  per la sua piana che costituì un solido granaio per Roma,  per le capacità organizzative nell'approvvigionamento dell'esercito romano. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e le conseguenti invasioni (Goti, Bizantini, Longobardi, Slavi, Saraceni e Normanni) i popoli di queste terre si spingono a trovare rifugio nelle grotte, alcune naturali altre scavate nel tenero tufo delle gravine. Con il finire del Medio Evo inizia il lento declino della civiltà rupestre. La gente lentamente abbandona la gravina per spostarsi sulla collina dove sorge l'odierno abitato, e dall'architettura "spontanea", fatta di forme e dimensioni estremamente irregolari, si passa alle case "lamiate" e alle case "soprane" della zona Popolicchio. È in questo momento storico che "il vivere in grotta" diviene, dal punto di vista sociale, un elemento discriminante. Sono da visitare: il Castello Normanno, la chiesa madre, le gravine e l'agro ginosino.

Il Castello

Il principale monumento di Ginosa è il Castello normanno, in zona orologio, fatto costruire nel 1080 da Roberto il Guiscardo per difendersi dalle incursioni saracene. L´imponente edificio del Castello di Ginosa venne costruito sulle sponde della gravina a livello dell´attuale Corso Vittorio Emanuele, dove oggi è l´ingresso principale, col breve ponte in pietra, che nel passato era un ponte elevatoio. Il Castello aveva tre torri merlate, elementi architettonici che furono però demoliti quando, nel XVI secolo, Ginosa divenne baronia della potente famiglia Doria. Così, il Castello acquisì l´aspetto di un grande palazzo che ancora oggi si erge poderoso a dominio di tutto l´antico abitato.

La Chiesa Madre

La Chiesa Madre è il simbolo della secolare devozione dei ginosini per la Vergine del Rosario, eletta patrona del paese nel 1765. La costruzione di questa chiesa, che ebbe inizio nel 1554 è stata realizzata in tufo locale. La linea architettonica, sia interna che esterna della Chiesa, è tipica del Cinquecento che armonizza lo stile gotico, dominante in Francia, con lo stile rinascimentale che si era affermanto in Puglia in quell´epoca. Sotto il rosone è raffigurato San Martino guerriero nell´atto di dividere con la spada il suo mantello per donarlo al povero e nudo Amiano. Il portale è formato da due colonne scanalate e sormontate da capitelli che reggono un architrave alla cui sommità è presente una lunetta di puro stile cinquecentesco. L´interno della Chiesa è a tre navate.

MARINA di GINOSA

La frazione di Marina di Ginosa è molto attiva dal punto di vista del turistico estivo; il mare eccezionalmente cristallino ed il lungo litorale di sabbia  bianca e sottile l'ha resa una delle più rinomate località turistiche dello Jonio con i suoi sette chilometri di arenile. In estate la popolazione residente, di circa 5.000 abitanti, sale a 40-50.000 presenze, raggiungendo punte massime giornaliere di 80.000 turisti, in alcune domeniche d'Agosto. Per la qualità del suo mare la FEE le ha riconosciuto per più di dieci anni la "Bandiera Blu". Ha inoltre ricevuto, per la stagione estiva 2009, il prezioso riconoscimento delle 3 Vele Blu da Legambiente.

Castellaneta

Castellaneta è situata all'interno del Parco Regionale delle Gravine. Il suo territorio, solcato da una serie di "gravine" di origine carsica, che si dirigono verso il mare facendo confluire nel fiume Lato le acque che raccolgono durante le piogge, va dalla Murgia tarantina fino al Mar Ionio, e presenta una grande varietà di paesaggi e diverse presenze naturalistiche storiche e archeologiche.

Il nome Castellaneta deriva dalla trasformazione dalla città di Castanea; infatti per via delle invasioni dei Saraceni,  gli abitanti dei paesi vicini si rifugiarono nelle sue mura fortificate permettendo alla città di ingrandirsi  e così la città cambiò nome divenendo prima Castellum Unitum e poi Castellanetum.

Il territorio presenta un forte accentramento abitativo nella città di Castellaneta se si eccettua la frazione marittima di Castellaneta Marina e quella rurale della Gaudella. Per il resto nelle campagne sono presenti un centinaio di masserie storiche, alcune delle quali fortificate, e campi coltivati, soprattutto vigneti e frutteti.

Il centro storico, un tempo delimitato da spesse mura che cingevano il paese della città, sorge sul ciglio della Gravina di Castellaneta, con un impianto medievale formato da vicoli e stradine molto strette.

Hanno grande importanza architettonica hanno le piazze F. De Martino e Maria Immacolata dove sono presenti i tre edifici di maggior fattura. La Cattedrale (o chiesa di San Nicola) eretta nel 1220 e quasi completamente riedificata nel XVIII secolo (solo il campanile rimane della vecchia chiesa). Bellissima la sua facciata barocca e ancor di più il suo soffitto ligneo intagliato, con tre tele del 1700 di Carlo Porta (L'Assunzione, San Nicola che salva Diodato e La caduta degli Angioini) e quattro di fine 1700 - inizio 1800 di Domenico Carella di Martina (Cristo nel Cenacolo, Cristo che comunica San Pietro, Le nozze di Canan e Davide danzante innanzi all'arca e i Filistei che la restituiscono al popolo eletto. A fianco troviamo il settecentesco Palazzo Vescovile che custodisce un dipinto risalente al 1500 del Santacroce ed altre interessanti tesori artistici. Il Palazzo Baronale, sede storica del potere politico, trasformata prima in seminario poi in convento delle suore di Santa Chiara.

Nel centro storico troviamo numerosi palazzi signorili, segno del grande avvicendarsi di feudatari su questo territorio. Da ricordare è il Palazzo Catalano, il Palazzo Sarapo, il Palazzo  D'Alagni, il Palazzo Lagroia e il Palazzo Frisini.

Altrettanto numerose sono le chiese nella zona antica, a testimonianza della grande importanza che ha avuto questo paese anche come centro religioso, da secoli sede della diocesi di Castellaneta. Sono da ricordare San Domenico (del 1861) con la sua facciata dal doppio stile, con la parte alta Rinascimentale e con il portale in stile barocco, Santa Maria, San Giuseppe, Santa Chiara, Santa Caterina, Madonna dell'Aiuto e San Giovanni in muriciello, San Michele (del settecento), San Francesco d'Assisi (1471) e il convento dei Frati Minori (1592), Santa Maria della Luce (in stile gotico-angioino), la chiesa di San Rocco( del cinquecento), la Mater Christi (del seicento dall'architettura modesta) e la moderna Parrocchia Cuore Immacolato di Maria, struttura moderna..

Sono inoltre da vedere la piazza Umberto I con la sua Fontana Monumentale centrale (1871), e il monumento in maiolica a Rodolfo Valentino (1961) posto al termine della "Passeggiata" dedicata allo stesso attore.

 

Castellaneta marina

 

L'insediamento nasce negli anni '60 dopo un'opera di bonifica della zona per rendere la frazione abitabile. Castellaneta Marina, composta quasi esclusivamente da ville, è totalmente immersa nella  pineta di Bosco Pineto che si estende per circa 9 km lungo la costa, penetrando verso l'interno del territorio per oltre 300 m .

La stazione marittima offre ai turisti un mare cristallino, una sabbia finissima e dune fossili. Sul territorio sono presenti alberghi ed importanti villaggi turistici, in particolare nelle zone di Riva dei Tessali (importante il suo campo da golf) e Termitosa.

Martina Franca

Martina Franca sorge nell'entroterra pugliese al confine delle tre province di Taranto, Brindisi e Bari. Secondo gli storici locali, le origini di Martina Franca risalgono al sec. X, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, sottrattisi alle continue devastazioni saracene.  Intorno al 1300 fu eletta comune su ordine del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò, ma secondo alcuni documenti storici, è possibile ipotizzare che Martina Franca fosse stata prima di quella data anche un avamposto militare a guardia del territorio di Taranto o una residenza di qualche nobile. Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca". ". Il nome della città è dedicato al Santo patrono San Martino, festeggiato l'11 novembre. La tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini, proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del nemico. Intorno alla città venne edificata una cinta muraria e torri di difesa, delle quali sono ancora leggibili: la Porta Stracciata, la Porta di S. Francesco, la Porta del Carmine e l'Arco di S. Stefano. Martina Franca nel sec. XV diventò poi feudo aragonese e nel sec. XVI ducato dei Caracciolo, nobile famiglia napoletana, che nella seconda metà del '600, con Petracone V, provvide all'edificazione dell'attuale Palazzo Ducale. Nel '700 la città conobbe il suo massimo splendore, che interessò una forte crescita economica, rivolta principalmente al settore agricolo e dell'allevamento, nonché un miglioramento dell'assetto urbano, che conferì un nuovo e spettacolare aspetto all'attuale nucleo antico martinese. Martina Franca è divisa in tre zone ben definite. La prima è il classico centro storico, la seconda è l'espansione cittadina oltre le mura (nel 1900) che amplia l'urbanistica storica della città, e la terza è la zona nuova con palazzine alte oltre 3 piani di tipo condominiale. Il centro storico di Martina Franca si presenta al visitatore in uno scenografico dedalo di viuzze e incantevoli stradine sulle quali si ergono pregevoli palazzi signorili, dalle stupende balconate in ferro battuto, antiche chiese e caratteristici slarghi. Passando attraverso le antiche porte d'accesso al nucleo antico si ammirano le monumentali torri rotonde e alcune torri quadrate appena visibili all'interno delle mura di cinta. Il Centro storico di Martina Franca presenta un'urbanistica singolare, le case venivano edificate in senso verticale; infatti, l'abitazione tipo è formata dal pian terreno dove si colocavano botteghe artigianali, o cantinette, al primo piano, invece, si trova la zona giorno, con cucina e sala da pranzo; dove si trova anche un imbocco del pozzo che arriva fin sotto la casa, nel luogo in cui è situata la cisterna d'acqua, per lo più di origine piovana. Il secondo piano è la zona notte con la stanza, o le stanze, da letto, generalmente con un balcone, o una finestra, che comunica con il tetto della casa. Il tetto era utilizzato per stendere i panni, o anche per imbandire tavolate. D'estate i tetti si trasformano in veri essiccatoi naturali dove gli anziani fanno essiccare fichi, noci, fave ed altri alimenti, o "spurgano" la lana e i materassi. La particolarità delle case pugliesi, a differenza del resto della penisola italiana, sta nel fatto che i tetti sono in stile greco-arabico, cioè piatti e non spioventi. Caratteristica importante del centro storico sono le vie strette e piene di "spigoli", vicoli ciechi e le strade nascoste: un vero labirinto urbano. Questo assetto anticamente presentava un duplice vantaggio: in caso di invasione nemica, infatti, era un mezzo per guadagnare tempo durante un'eventuale fuga, o per tendere imboscate ai nemici sfruttando vicoli ciechi e vie "nascoste" o poco visibili. La Valle d'Itria è una ricchezza artistica e naturale per il territorio di Martina Franca ed è per questo anche che la meta principale dei turisti. Da ricordare sono i caratteristici muretti a secco, i trulli, costruiti durante i periodi di civilizzazione contadina fuori dalla zona urbana, a differenza di quanto avviene ad Alberobello, dove sono situati all'interno del paese.

Il Festival della Valle d'Itria, nato nel 1975, da sempre fiore all'occhiello dell'attività culturale cittadina, propone titoli inediti e programmi di raro ascolto.
Un'attività ormai trentennale, alla quale per cinque volte è andato l'ambito riconoscimento del Premio Abbiati dell'Associazione nazionale dei critici musicali italiani. Dal 1988 il Festival della Valle d'Itria fa parte dell'European Festivals Association di Ginevra. E' inoltre socio fondatore di ItaliaFestival - Agis, l'organismo che rappresenta i maggiori festival italiani.

Manduria

Manduria, "Città dei Messapi" e del "Primitivo", è  situata nel cuore del salento. Fondata dai Messapi, porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. Inizialmente la città era situata leggermente più a occidente, con il nome di Casalnovo, nell'antica Terra d'Otranto. Dopo varie vicissitudini fu distrutta dai Saraceni, e quindi venne rifondata con il nome di Casalnuovo, per poi riprendere il suo antico nome alla fine del XVIII secolo.  Nel 1895, Umberto I re d'Italia, concesse al comune di Manduria, in provincia di Lecce, il titolo di città. Il centro storico di Manduria si sviluppa in una serie di stradine strette e contorte. Tra i monumenti principali che si trovano in questa area vi sono la chiesa Collegiata romanica (Chiesa Madre), il ghetto ebraico di epoca medievale, la torre dell'orologio, palazzi dall'aspetto gentilizio costruiti in varie epoche e tratti dell' antica cerchia muraria messapica. Recentemente alcuni scavi hanno portato alla luce tombe, vasi e monete del periodo romano; ciò è accaduto anche altre volte vista la storia millenaria della città.

Simbolo della città è un pozzo dal quale spunta un albero di mandorle, realmente esistente, e denominato Fonte Pliniano, essendo citato da Plinio il Vecchio.

Nell'area a nord-est della città, a ridosso della chiesa di Sant'Antonio, si trova una vasta zona archeologica, frutto di scavi che hanno portato alla luce numerose tombe di periodo messapico e ampi tratti di mura messapiche, costruite con grandi blocchi di pietra incastrati tra di loro. Da rico rdare anche il Palazzo Imperiali-Filotico. Infatti, sui resti del castello normanno, edificato dopo il 1090 da Ruggero il Normanno, fu concepita una residenza nobiliare per incarico del principe Michele Imperiali, feudatario di Casalnuovo nel 1717. L'edificio rimase incompiuto nell'ala sud-est a causa del decesso del principe e del suo erede. Si tratta di una delle più grandi dimore del regno di Napoli. Nel 1827 il palazzo passò da Federico Imperiali alla famiglia dei Filotico, che lo detiene in larga parte ancor oggi.

Le frazioni principali del comune di Manduria sono Uggiano Montefusco, Campo de' Messapi, San Pietro in Bevagna, Specchiarica e Torre Colimena. San Pietro in Bevagna e Torre Colimena sono delle località balneari, importanti per l'economia del comune. Su tutto il litorale ci sono numerosissime torri di avvistamento come Torre Borraco" o "Burraco" costruita  contro le eventuali incursioni provenienti dal mare (tra cui quelle saracene), situata lungo la costa, ad est del torrente Borraco e ad ovest della frazione San Pietro in Bevagna, realizzata nel 1473.

L'economia di Manduria è basata per la maggior parte sull'agricoltura ed in particolare sulla produzione del vino DOC Primitivo e dell'olio DOP. Il Primitivo, prodotto solo in questa zona, famosissimo in tutto il mondo.

La Fiera Pessima è una fiera campionaria di carattere regionale che si svolge in città nel mese di marzo. Dal 1742, anno della sua regia istituzione, ha acquisito con il passare degli anni sempre maggiore importanza, tanto da esser diventato un evento che coinvolge l'intera Italia centro-meridionale. Tratta della produzione agroalimentare, di artigianato, di commercio, di tempo libero e di servizi, e nel corso degli anni ha assunto il carattere di fiera campionaria generale regionale.

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