Territorio

Ginosa, comune della Puglia sud-occidentale (già Genusium e Genusia)  si erge sul primo gradino delle falde meridionali della Murgia tarantina, il territorio si estende dalla gravina al mare, dalle pianure ai paesaggi collinari. Ginosa, in origine Genusia, si ritiene sia stata fondata dagli abitanti provenienti da Genusium, l'odierna Cnosso dell'isola di Creta. Taluni studiosi tuttavia fanno risalire il suo nome alle genti provenienti dall'antica Illiria, dove scorre il fiume Genusus. L'ipotesi più diffusa sul significato del nome parla di Genusium (da genus), "generatrice di popoli". Gli scavi in località Oscorosciuto testimoniano la presenza dell'uomo nel paleolitico. Successivamente durante l'età del bronzo fu abitata dai messapi. Con l'istallazione delle vicine colonie greche di Taranto e Metaponto, la pianura ginosina divenne di dominio conteso dalle due grandi polis.  In epoca romana Ginosa ebbe importanza per tre motivi: per la sua vicinanza alla via Appia che la fece una sorta di fortino militare,  per la sua piana che costituì un solido granaio per Roma,  per le capacità organizzative nell'approvvigionamento dell'esercito romano. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e le conseguenti invasioni (Goti, Bizantini, Longobardi, Slavi, Saraceni e Normanni) i popoli di queste terre si spingono a trovare rifugio nelle grotte, alcune naturali altre scavate nel tenero tufo delle gravine. Con il finire del Medio Evo inizia il lento declino della civiltà rupestre. La gente lentamente abbandona la gravina per spostarsi sulla collina dove sorge l'odierno abitato, e dall'architettura "spontanea", fatta di forme e dimensioni estremamente irregolari, si passa alle case "lamiate" e alle case "soprane" della zona Popolicchio. È in questo momento storico che "il vivere in grotta" diviene, dal punto di vista sociale, un elemento discriminante. Sono da visitare: il Castello Normanno, la chiesa madre, le gravine e l'agro ginosino.

Il Castello

Il principale monumento di Ginosa è il Castello normanno, in zona orologio, fatto costruire nel 1080 da Roberto il Guiscardo per difendersi dalle incursioni saracene. L´imponente edificio del Castello di Ginosa venne costruito sulle sponde della gravina a livello dell´attuale Corso Vittorio Emanuele, dove oggi è l´ingresso principale, col breve ponte in pietra, che nel passato era un ponte elevatoio. Il Castello aveva tre torri merlate, elementi architettonici che furono però demoliti quando, nel XVI secolo, Ginosa divenne baronia della potente famiglia Doria. Così, il Castello acquisì l´aspetto di un grande palazzo che ancora oggi si erge poderoso a dominio di tutto l´antico abitato.

La Chiesa Madre

La Chiesa Madre è il simbolo della secolare devozione dei ginosini per la Vergine del Rosario, eletta patrona del paese nel 1765. La costruzione di questa chiesa, che ebbe inizio nel 1554 è stata realizzata in tufo locale. La linea architettonica, sia interna che esterna della Chiesa, è tipica del Cinquecento che armonizza lo stile gotico, dominante in Francia, con lo stile rinascimentale che si era affermanto in Puglia in quell´epoca. Sotto il rosone è raffigurato San Martino guerriero nell´atto di dividere con la spada il suo mantello per donarlo al povero e nudo Amiano. Il portale è formato da due colonne scanalate e sormontate da capitelli che reggono un architrave alla cui sommità è presente una lunetta di puro stile cinquecentesco. L´interno della Chiesa è a tre navate.

MARINA di GINOSA

La frazione di Marina di Ginosa è molto attiva dal punto di vista del turistico estivo; il mare eccezionalmente cristallino ed il lungo litorale di sabbia  bianca e sottile l'ha resa una delle più rinomate località turistiche dello Jonio con i suoi sette chilometri di arenile. In estate la popolazione residente, di circa 5.000 abitanti, sale a 40-50.000 presenze, raggiungendo punte massime giornaliere di 80.000 turisti, in alcune domeniche d'Agosto. Per la qualità del suo mare la FEE le ha riconosciuto per più di dieci anni la "Bandiera Blu". Ha inoltre ricevuto, per la stagione estiva 2009, il prezioso riconoscimento delle 3 Vele Blu da Legambiente.

Castellaneta è situata all'interno del Parco Regionale delle Gravine. Il suo territorio, solcato da una serie di "gravine" di origine carsica, che si dirigono verso il mare facendo confluire nel fiume Lato le acque che raccolgono durante le piogge, va dalla Murgia tarantina fino al Mar Ionio, e presenta una grande varietà di paesaggi e diverse presenze naturalistiche storiche e archeologiche.

Il nome Castellaneta deriva dalla trasformazione dalla città di Castanea; infatti per via delle invasioni dei Saraceni,  gli abitanti dei paesi vicini si rifugiarono nelle sue mura fortificate permettendo alla città di ingrandirsi  e così la città cambiò nome divenendo prima Castellum Unitum e poi Castellanetum.

Il territorio presenta un forte accentramento abitativo nella città di Castellaneta se si eccettua la frazione marittima di Castellaneta Marina e quella rurale della Gaudella. Per il resto nelle campagne sono presenti un centinaio di masserie storiche, alcune delle quali fortificate, e campi coltivati, soprattutto vigneti e frutteti.

Il centro storico, un tempo delimitato da spesse mura che cingevano il paese della città, sorge sul ciglio della Gravina di Castellaneta, con un impianto medievale formato da vicoli e stradine molto strette.

Hanno grande importanza architettonica hanno le piazze F. De Martino e Maria Immacolata dove sono presenti i tre edifici di maggior fattura. La Cattedrale (o chiesa di San Nicola) eretta nel 1220 e quasi completamente riedificata nel XVIII secolo (solo il campanile rimane della vecchia chiesa). Bellissima la sua facciata barocca e ancor di più il suo soffitto ligneo intagliato, con tre tele del 1700 di Carlo Porta (L'Assunzione, San Nicola che salva Diodato e La caduta degli Angioini) e quattro di fine 1700 - inizio 1800 di Domenico Carella di Martina (Cristo nel Cenacolo, Cristo che comunica San Pietro, Le nozze di Canan e Davide danzante innanzi all'arca e i Filistei che la restituiscono al popolo eletto. A fianco troviamo il settecentesco Palazzo Vescovile che custodisce un dipinto risalente al 1500 del Santacroce ed altre interessanti tesori artistici. Il Palazzo Baronale, sede storica del potere politico, trasformata prima in seminario poi in convento delle suore di Santa Chiara.

Nel centro storico troviamo numerosi palazzi signorili, segno del grande avvicendarsi di feudatari su questo territorio. Da ricordare è il Palazzo Catalano, il Palazzo Sarapo, il Palazzo  D'Alagni, il Palazzo Lagroia e il Palazzo Frisini.

Altrettanto numerose sono le chiese nella zona antica, a testimonianza della grande importanza che ha avuto questo paese anche come centro religioso, da secoli sede della diocesi di Castellaneta. Sono da ricordare San Domenico (del 1861) con la sua facciata dal doppio stile, con la parte alta Rinascimentale e con il portale in stile barocco, Santa Maria, San Giuseppe, Santa Chiara, Santa Caterina, Madonna dell'Aiuto e San Giovanni in muriciello, San Michele (del settecento), San Francesco d'Assisi (1471) e il convento dei Frati Minori (1592), Santa Maria della Luce (in stile gotico-angioino), la chiesa di San Rocco( del cinquecento), la Mater Christi (del seicento dall'architettura modesta) e la moderna Parrocchia Cuore Immacolato di Maria, struttura moderna..

Sono inoltre da vedere la piazza Umberto I con la sua Fontana Monumentale centrale (1871), e il monumento in maiolica a Rodolfo Valentino (1961) posto al termine della "Passeggiata" dedicata allo stesso attore.

 

Castellaneta marina

 

L'insediamento nasce negli anni '60 dopo un'opera di bonifica della zona per rendere la frazione abitabile. Castellaneta Marina, composta quasi esclusivamente da ville, è totalmente immersa nella  pineta di Bosco Pineto che si estende per circa 9 km lungo la costa, penetrando verso l'interno del territorio per oltre 300 m .

La stazione marittima offre ai turisti un mare cristallino, una sabbia finissima e dune fossili. Sul territorio sono presenti alberghi ed importanti villaggi turistici, in particolare nelle zone di Riva dei Tessali (importante il suo campo da golf) e Termitosa.

Manduria, "Città dei Messapi" e del "Primitivo", è  situata nel cuore del salento. Fondata dai Messapi, porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. Inizialmente la città era situata leggermente più a occidente, con il nome di Casalnovo, nell'antica Terra d'Otranto. Dopo varie vicissitudini fu distrutta dai Saraceni, e quindi venne rifondata con il nome di Casalnuovo, per poi riprendere il suo antico nome alla fine del XVIII secolo.  Nel 1895, Umberto I re d'Italia, concesse al comune di Manduria, in provincia di Lecce, il titolo di città. Il centro storico di Manduria si sviluppa in una serie di stradine strette e contorte. Tra i monumenti principali che si trovano in questa area vi sono la chiesa Collegiata romanica (Chiesa Madre), il ghetto ebraico di epoca medievale, la torre dell'orologio, palazzi dall'aspetto gentilizio costruiti in varie epoche e tratti dell' antica cerchia muraria messapica. Recentemente alcuni scavi hanno portato alla luce tombe, vasi e monete del periodo romano; ciò è accaduto anche altre volte vista la storia millenaria della città.

Simbolo della città è un pozzo dal quale spunta un albero di mandorle, realmente esistente, e denominato Fonte Pliniano, essendo citato da Plinio il Vecchio.

Nell'area a nord-est della città, a ridosso della chiesa di Sant'Antonio, si trova una vasta zona archeologica, frutto di scavi che hanno portato alla luce numerose tombe di periodo messapico e ampi tratti di mura messapiche, costruite con grandi blocchi di pietra incastrati tra di loro. Da rico rdare anche il Palazzo Imperiali-Filotico. Infatti, sui resti del castello normanno, edificato dopo il 1090 da Ruggero il Normanno, fu concepita una residenza nobiliare per incarico del principe Michele Imperiali, feudatario di Casalnuovo nel 1717. L'edificio rimase incompiuto nell'ala sud-est a causa del decesso del principe e del suo erede. Si tratta di una delle più grandi dimore del regno di Napoli. Nel 1827 il palazzo passò da Federico Imperiali alla famiglia dei Filotico, che lo detiene in larga parte ancor oggi.

Le frazioni principali del comune di Manduria sono Uggiano Montefusco, Campo de' Messapi, San Pietro in Bevagna, Specchiarica e Torre Colimena. San Pietro in Bevagna e Torre Colimena sono delle località balneari, importanti per l'economia del comune. Su tutto il litorale ci sono numerosissime torri di avvistamento come Torre Borraco" o "Burraco" costruita  contro le eventuali incursioni provenienti dal mare (tra cui quelle saracene), situata lungo la costa, ad est del torrente Borraco e ad ovest della frazione San Pietro in Bevagna, realizzata nel 1473.

L'economia di Manduria è basata per la maggior parte sull'agricoltura ed in particolare sulla produzione del vino DOC Primitivo e dell'olio DOP. Il Primitivo, prodotto solo in questa zona, famosissimo in tutto il mondo.

La Fiera Pessima è una fiera campionaria di carattere regionale che si svolge in città nel mese di marzo. Dal 1742, anno della sua regia istituzione, ha acquisito con il passare degli anni sempre maggiore importanza, tanto da esser diventato un evento che coinvolge l'intera Italia centro-meridionale. Tratta della produzione agroalimentare, di artigianato, di commercio, di tempo libero e di servizi, e nel corso degli anni ha assunto il carattere di fiera campionaria generale regionale.

Martina Franca sorge nell'entroterra pugliese al confine delle tre province di Taranto, Brindisi e Bari. Secondo gli storici locali, le origini di Martina Franca risalgono al sec. X, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, sottrattisi alle continue devastazioni saracene.  Intorno al 1300 fu eletta comune su ordine del Principe di Taranto Filippo I d'Angiò, ma secondo alcuni documenti storici, è possibile ipotizzare che Martina Franca fosse stata prima di quella data anche un avamposto militare a guardia del territorio di Taranto o una residenza di qualche nobile. Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca". ". Il nome della città è dedicato al Santo patrono San Martino, festeggiato l'11 novembre. La tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini, proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del nemico. Intorno alla città venne edificata una cinta muraria e torri di difesa, delle quali sono ancora leggibili: la Porta Stracciata, la Porta di S. Francesco, la Porta del Carmine e l'Arco di S. Stefano. Martina Franca nel sec. XV diventò poi feudo aragonese e nel sec. XVI ducato dei Caracciolo, nobile famiglia napoletana, che nella seconda metà del '600, con Petracone V, provvide all'edificazione dell'attuale Palazzo Ducale. Nel '700 la città conobbe il suo massimo splendore, che interessò una forte crescita economica, rivolta principalmente al settore agricolo e dell'allevamento, nonché un miglioramento dell'assetto urbano, che conferì un nuovo e spettacolare aspetto all'attuale nucleo antico martinese. Martina Franca è divisa in tre zone ben definite. La prima è il classico centro storico, la seconda è l'espansione cittadina oltre le mura (nel 1900) che amplia l'urbanistica storica della città, e la terza è la zona nuova con palazzine alte oltre 3 piani di tipo condominiale. Il centro storico di Martina Franca si presenta al visitatore in uno scenografico dedalo di viuzze e incantevoli stradine sulle quali si ergono pregevoli palazzi signorili, dalle stupende balconate in ferro battuto, antiche chiese e caratteristici slarghi. Passando attraverso le antiche porte d'accesso al nucleo antico si ammirano le monumentali torri rotonde e alcune torri quadrate appena visibili all'interno delle mura di cinta. Il Centro storico di Martina Franca presenta un'urbanistica singolare, le case venivano edificate in senso verticale; infatti, l'abitazione tipo è formata dal pian terreno dove si colocavano botteghe artigianali, o cantinette, al primo piano, invece, si trova la zona giorno, con cucina e sala da pranzo; dove si trova anche un imbocco del pozzo che arriva fin sotto la casa, nel luogo in cui è situata la cisterna d'acqua, per lo più di origine piovana. Il secondo piano è la zona notte con la stanza, o le stanze, da letto, generalmente con un balcone, o una finestra, che comunica con il tetto della casa. Il tetto era utilizzato per stendere i panni, o anche per imbandire tavolate. D'estate i tetti si trasformano in veri essiccatoi naturali dove gli anziani fanno essiccare fichi, noci, fave ed altri alimenti, o "spurgano" la lana e i materassi. La particolarità delle case pugliesi, a differenza del resto della penisola italiana, sta nel fatto che i tetti sono in stile greco-arabico, cioè piatti e non spioventi. Caratteristica importante del centro storico sono le vie strette e piene di "spigoli", vicoli ciechi e le strade nascoste: un vero labirinto urbano. Questo assetto anticamente presentava un duplice vantaggio: in caso di invasione nemica, infatti, era un mezzo per guadagnare tempo durante un'eventuale fuga, o per tendere imboscate ai nemici sfruttando vicoli ciechi e vie "nascoste" o poco visibili. La Valle d'Itria è una ricchezza artistica e naturale per il territorio di Martina Franca ed è per questo anche che la meta principale dei turisti. Da ricordare sono i caratteristici muretti a secco, i trulli, costruiti durante i periodi di civilizzazione contadina fuori dalla zona urbana, a differenza di quanto avviene ad Alberobello, dove sono situati all'interno del paese.

Il Festival della Valle d'Itria, nato nel 1975, da sempre fiore all'occhiello dell'attività culturale cittadina, propone titoli inediti e programmi di raro ascolto.
Un'attività ormai trentennale, alla quale per cinque volte è andato l'ambito riconoscimento del Premio Abbiati dell'Associazione nazionale dei critici musicali italiani. Dal 1988 il Festival della Valle d'Itria fa parte dell'European Festivals Association di Ginevra. E' inoltre socio fondatore di ItaliaFestival - Agis, l'organismo che rappresenta i maggiori festival italiani.

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