Territorio

Grottaglie vuol dire molte grotte, nome che sottolinea tale peculiarietà di gran parte del suo territorio. La città si trova sul pendio di una collina delle Murge chiamata Monte Pizzuto,nell'entroterra di Taranto e all'estremità meridionale di quella Murgia dei trulli.

Essa sorge su un territorio in cui si alzano diverse gravine sui fianchi delle quali sono state scavate molte grotte; infatti, il centro è completamente scavato nel tufo, come testimoniato dalle Cave di Fantiano attuale sede di un teatro all'aperto dove annualmente si svolge il Festival Internazionale Musica Mundi di musica etnica e popolare.

Secondo molti studiosi, i cittadini in fuga delle cittadelle fortificate come Rudiae e Mesocoro, distrutte dalle invasioni barbariche diedero vita ai casali rupestri dai quali sorsero in seguito Grottaglie e Villa Castelli.

Sono numerosi i resti storici del Medioevo, poiché quando gli abitanti cominciarono a vivere nelle grotte delle gravine cominciarono a realizzare: le abitazioni, le scale, i sentieri, le opere di canalizzazione e di deflusso delle acque e le opere di urbanizzazione. Nel 960 d.C. quando i barbari distrussero i villaggi siti nel territorio e anche la stessa Taranto, le grotte ospitarono i fuggitivi. Sorsero così vari casali tra cui «Casale Cryptalearum», nucleo dell'attuale centro storico di Grottaglie.Nell'XI secolo i Normanni donarono alla Mensa Arcivescovile Tarantina il Casale e così sul finire del XIV secolo il feudo episcopale fu dotato di mura di fortificazione, assieme al Castello e alla Chiesa Matrice. Anni di difficoltà e crisi politiche portarono Grottaglie ad una "coabitazione" di due giurisdizioni feudali: una vescovile ed una laica. Prima la dominazione Spagnola e poi le lotte di giurisdizione tra Arcivescovi di Taranto e feudatari laici e ripetute sollevazioni popolari, caratterizzarono il secolo successivo fino all'abolizione della feudalità. Successivamente tali vicende accompagnarono la prima espansione urbana "fuori le mura", fino al periodo unitario, a partire dal quale la storia di Grottaglie si identifica con quella di molti centri simili nel Meridione d'Italia.

Da visitare il "Castello Episcopio" edificato alla fine del XIV secolo per volere dell'arcivescovo di Taranto Giacomo d'Atri, che aveva anche realizzato le mura e la chiesa madre. Ceduto al comune dall'arcivescovato, ospita nelle sale ricavate dalle antiche stalle il "Museo della ceramica del Castello Episcopio", che espone ceramiche datate dal 'VIII secolo a.C. ai nostri giorni e provenienti da collezioni pubbliche e private. Il museo si articola nelle sezioni dedicate alle all'archeologia, alle ceramiche tradizionali, alla ceramica contemporanea, alle maioliche e infine ai presepi.

Notevoli sono inoltre la Chiesa Madre di fondazione romanica, il cinquecentesco monastero delle Clarisse, il seicentesco convento di S. Francesco da Paola in stile barocco e la splendida chiesa del Carmine. Tra tutte le fenditure attorno all'abitato c'è quella di gravina di Riggio che è la più suggestiva e massiccia.

Sono inoltre presenti chiese, alcune delle quali contemporanee alla fondazione del castello e palazzi nobiliari quali:palazzo Urselli (XV secolo), con facciata pre-barocca e grande cortile interno, palazzo Maggiulli-Cometa, conla stessa struttura del precedente, palazzo Blasi, di epoca barocca e palazzo Cicinelli, sede dei principi feudatari della città.

Il comune di Grottaglie, famoso in tutto il mondo per la fabbricazione delle ceramiche, si considera uno dei centri più attivi della Provincia di Taranto per il richiamo turistico esercitato dal quartiere delle Ceramiche stesso.

Il quartiere delle ceramiche si sviluppa intorno al castello Episcopio. Nel quartiere operano, una accanto all'altra, le antiche botteghe figule che, in gran parte, ancor oggi, seguono i tradizionali metodi di lavorazione artigiana tramandati di generazione in generazione dalle famiglie dei maestri ceramisti.

Tra le particolarità delle ceramiche grottagliesi sono alcuni oggetti tra cui: lu capasone (recipiente di grandi dimensioni che serve a conservare e a mantenere in buone condizioni il vino o l'olio), lu srulu, una sorta di brocca in ceramica all'interno della quale si usava mettere vino a acqua , e la sua variante "lu srulu a segreto", "lu pumu" (pumo), un oggetto in terracotta che si pone agli angoli dei balconi della cittadina jonica: questo oggetto, dalla forma di un bocciolo, figura spesso come ornamento agli angoli dei balconi delle abitazioni nel centro storico cittadino.

 

La città confina a nord con la provincia di Bari, ad est con quella di Brindisi, a sud col Mar Jonio, ad ovest con la Lucania. Il suo golfo si estende tra le coste orientali della Calabria, le meridionali della Basilicata, le occidentali della penisola salentina.
La provincia, la cui estensione è di Kmq. 2.722, comprende 27 comuni e 5 frazioni, con una densità di 190 abitanti circa per Kmq.
La città sorge a 15 m. sul livello del mare e gode di una posizione incantevole nello jonio, le sue contrade ricordano gli antichi monumenti di una civiltà ellenica che riaffiora nelle testimonianze dei reperti archeologici conservati nel Museo Nazionale di Taranto, la città dei due mari e del ponte girevole, il cui centro storico custodisce palazzi medioevali di notevole pregio architettonico. Le sue origini, secondo una antica leggenda, risalgono a circa 1200 anni prima della fondazione di Roma, quando Tiras o Taras, figlio di Nettuno, giunse in riva della foce del fiume Tara, nei pressi dell'attuale città, e mentre celebrava un rito in onore del divino padre vide apparire un delfino.

L'apparizione fu interpretata come un segno del cielo e pertanto in quel luogo Taras fondò la città di Taranto. Taranto fu celebre per le ricchezze ed il fasto, in quella Magna Grecia che rinnovò sulle sponde dello jonio lo splendore della civiltà ateniese, che è ancora oggi tangibile in una città piena di fascino, nella quale è facile rievocare gli splendori dell'antica metropoli che contava circa trecentomila abitanti e accumulava ricchezze immense grazie agli attivi commerci, le celebri industrie dell'aureo bisso e della meravigliosa porpora e per le sue famose scuole filosofiche. Al di là della leggenda, è certo che Taranto è stata colonizzata dagli spartani intorno al 700 a.C., che ne fecero poi la città egemone della Lega italiota. Gli spartani presero possesso di questo territorio per la fertilità del terreno e la pescosità della laguna: esisteva quasi sicuramente in loco un agglomerato urbano di Iapigi in rapporti con la Grecia fin dal 1200 a.C., a giudicare dalla ceramica micenea rinvenuta. Fu governata da un solo Re sino al V secolo e prestò aiuto a Sparta e da essa ne ricevette.Dopo la distruzione di Siri (530) e di Sibari (510) divenne la più importante città greca dell'Italia meridionale ed emporio di primaria grandezza.

La sua vita politica fu però sempre tormentata dalle lotte contro le popolazioni indigene. La sanguinosa sconfitta inflitta alla città da parte degli Iapigi a seguito di una lunga guerra (476-467), non impedì al regime oligarchico locale di iniziare un decennale conflitto contro Turi, appena fondata sul sito di Sibari e governata democraticamente, per il possesso della Siritide. Taranto riuscì a prevalere e fondò Eraclea presso l'antica Siri.
Raggiunse il culmine dello splendore politico e culturale nella prima metà del IV secolo sotto il dominio del pitagorico Archita, che a Taranto ricevette la visita di Platone nel 366. Ma la pressione esercitata dai lucani contro il suo territorio costrinse Taranto a ricorrere frequentemente ad aiuti esterni; nel 303 Cleonino di Sparta sottomise finalmente i lucani. Nel 282 i romani ruppero un ventennale trattato e inviarono una piccola flotta oltre il capo Lacinio, provocando la reazione dei tarantini che nel 281 assalirono la guarnigione romana a Turi, finché nel 280 si risolsero a chiedere l'intervento di Pirro. Questi venne sconfitto dai romani e anche Taranto dovette arrendersi: i suoi abitanti furono ridotti al ruolo di "socii" e da allora una forte guarnigione romana si insediò nell'acropoli. Passata dalla parte di Annibale, nel 209 Taranto venne ripresa da Q. Fabio Massimo e 30.000 prigionieri furono venduti come schiavi. Nonostante il dominio romano Taranto conservò a lungo la lingua e la cultura greca: la città fu patria di Aristosseno, il maggior teorico della musica nell'antichità, del poeta Leonida e di Livio Andronico. Più volte saccheggiata dai barbari, Taranto apri le sue porte a Belisario nel 546: nel 549 fu conquistata dai goti di Totila. Presto rioccupata da Narsete, a lungo contesa tra bizantini e longobardi, fu aggregata al ducato di Benevento da Romualdo I nel 671-687. Ritornò in seguito sotto i bizantini, ma a più riprese venne conquistata dai saraceni.

Venne poi conquistata dai normanni di Roberto il Guiscardo e passò poi a Tancredi d'Altavilla e ai suoi successori. Promotrice sotto gli Svevi di una rivolta contro Federico II, passò poi agli Angioini. Nel 165 Ferdinando d'Aragona la annetté alla corona di Napoli e nel 1502 fu occupata dagli Spagnoli. Nel primo decennio del XIX secolo vide potenziate le sue strutture militari, rianimata la sua vita economica e rinnovata la sua fisionomia urbana, ma decadde nuovamente sotto la restaurazione borbonica. Entrò a far parte del regno d'Italia, con tutta la Puglia, nel 1861. Nella prima guerra mondiale svolse un ruolo essenziale come principale punto d'appoggio delle navi italiane, francesi e inglesi operanti nel Mediterraneo; fu gravemente bombardata durante la seconda guerra mondiale. Da sempre base tra le più importanti della Marina Militare, Taranto ha sempre vissuto in stretto rapporto con il mare che costituisce ancor oggi l'aspetto dominante della città. E sul mare era protesa la vita dei pescatori e marinai che nel corso dei secoli popolarono l'antica Taranto, che fino a poco più di un secolo fa era circo-scritta quasi interamente all'interno della Città Vecchia o di un'isola.

Sava è una città della provincia di Taranto famosa per essere una delle Città del Vino, in quanto la sua ricchezza agricola principale è, appunto, la produzione di vino primitivo, nonché di olio d'oliva.

la fondazione di Sava risale al 300 a.C., infatti, sono stati trovati reperti greci risalenti a quel periodo, probabilemente come ultimo avamposto di Taranto prima dell’area Messapica che dominava il salento meridionale. Verso la fine del VII secolo, Longobardi e Bizantini giunsero a un accordo di pace che prevedeva la spartizione dei territori occupati: ai Bizantini restava la parte estrema della penisola salentina e così costruirono un lungo muro sul confine stabilito. Tale confine partiva dalla costa Adriatica a sud di Brindisi e, passando a sud della vicina città di Francavilla Fontana, svoltava ancora più a sud nel territorio di Sava. Questa lunga muraglia, meglio conosciuta con il termine dialettale locale "Paretòne", ossia grande parete, fu costruita a secco con pietre calcaree di modeste dimensioni. La creazione dell'attuale caseggiato risale al 1400, mentre la formazione del Comune risale all'epoca napoleonica (1810). Per quanto riguarda il termine "Sava", le origini etimologiche sono le più varie e disparate. C'è chi sostiene che esso risalga a "Saba", facendo riferimento ad una leggendaria famiglia Patrizia Romana, e c'è ancora chi sostiene la derivazione da "Sabua", che in lingua latina indicherebbe un particolare tipo di roccia, che si trova nel territorio: la roccia arenaria. La città è oggi un luogo di cultura locale ed ideale per la villeggiatura data la vicinanza con le spiagge salentine.

Da visitare nei pressi di Sava il Santuario dedicato alla Vergine SS. di Pasano, risalente al 1400 ca., dedicato alla Madonna di Pasano in ricordo del famoso miracolo dello schiavo avvenuto in quegli anni. Grande interesse ha suscitato a studiosi, storici e archeologi la scoperta del Limitone dei Greci, un lunghissimo muro di confine tra il territorio magno-greco e quello messapico, i cui resti sono ben conservati e visibili. Nella contrada di Aliano, altro insediamento del territorio, esistono a tutt'oggi tracce di templi dedicati a Demetra e Dioniso. Presso il Castello Municipale è stato riportato alla luce un antico frantoio ipogeo il cui accesso è aperto ai visitatori.

L'economia locale è prevalentemente agricola e determina l'aspetto dell'agro savese, prevalentemente coltivato a vitigno e ad uliveto. La produzione vinicola è in parte costituita dal primitivo, un vitigno molto antico con cui viene prodotto il Primitivo di Manduria. Per l'economia savese è molto importante la produzione di questo vino rinomato. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, l'agricoltura savese non temeva rivali. Oliveti secolari e vigne curate caratterizzano ancora oggi le campagne che circondano la città, a dispetto dell'espansione urbana degli ultimi decenni. La produzione e la vendita del predetto Primitivo di Manduria, un vino rosso D.O.C. estremamente rinomato, costituisce il principale motivo di orgoglio cittadino. Le attività contadine si vanno allargando sempre più per la presenza di numerosi commerciante del settore che nel corso degli ultimi anni stanno dando vita a numerose piccole e media imprese, settori, questi ultimi, destinati a espandersi anche per l'opportunità della vasta Zona Industriale della Città di Sava che tende ad allargarsi col passare del tempo.

Massafra comune della Provincia di Taranto è famosa per il suo Carnevale, uno dei più importanti della Puglia, caratterizzato dalle coreografie e dalle scenografie dei carri e dei gruppi allegorici che sfilano lungo il corso principale del paese.

Il nome di Massafra deriva da "Massa Afra". Si ipotizza che l'abitato sorse in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi, cacciato dall'Africa settentrionale che giunti in Puglia avrebbero chiesto aiuto al Vescovo di Taranto, che avrebbe affidato loro una sua "massa", un podere di grande estensione, situato tra le attuali gravine della Madonna della Scala e di San Marco.

Il territorio, solcato da una serie di gravine di origine carsica, va dalla Murgia tarantina fino al mar Ionio e presenta una grande varietà di paesaggi.

Il comune comprende una parte del litorale jonico, che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone comee: "Pantano", "la Macchia", "Patemisco", "Ferrara" e "Marinella".

Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità e decadenza. Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di monaci basiliani ricordiamo ad esempio: l'insediamento rupestre della Madonna della Scala, l'insediamento rupestre con chiesa di Santa Croce, la chiesa ipogeica di San Posidonio, la chiesa rupestre della Madonna delle Rose , la chiesa ed insediamento rupestre di Millarti,  la cripta di San Simeone a Famosa, la grotta carsica di San Michele, la grotta delle navi ed area sacrale a Sant'Angelo, l'insediamento con chiesa ipogeica di Sant'Angelo a Torella, la chiesa rupestre della Madonna della Greca, la chiesa rupestre de La Candelora,  la cella eremitica del Santo Barbato, la chiesa rupestre della Buona Nuova, la chiesa rupestre inferiore della Madonna della Scala, la grotta dell'eremita, l'insediamento e chiesa rupestre a Trovanza, l'insediamento ipogeico fortificato "La Torretta",l'iInsediamento e chiesa rupestre di San Simine a Pantaleo, la chiesa ipogeica di San Leonardo, la chiesa rupestre di Sant'Antonio abate, la chiesa ipogeica di San Marco, la cripta di Santa Marina, la cripta di San Biagio e la chiesa ipogeica di Santa Caterina.

Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico e si affaccia sulla gravina San Marco. La sua struttura è simile ad altri castelli pugliesi, con quattro torrioni disposti a quadrilatero e legati da cinte murarie. Le torri più antiche sono a pianta circolare mentre il torrione a sud-est è ottogonale.

Dall'ingresso principale tramite un portale si acccede all' atrio, con al centro un pozzo ed una rampa che portava al ponte levatoio. Da una scala d'onore si accede agli ambienti della residenza signorile. Sono conservati i  locali adibiti a diversi usi: scuderia, fienili, armeria, prigioni, magazzini, neviere e pecerie. Vi era anche una cappella dedicata a San Lorenzo.

Oggi gli ambienti del castello sono utilizzati come sede della "Biblioteca civica" e del "Civico museo storico-archeologico della civiltà dell'olio e del vino", inaugurato nel giugno 2003, dove sono stati raccolti oggetti d'uso quotidiano ed attrezzi tradizionali, testimonianze della vita rurale tra il XVI secolo ed i primi anni Cinquanta del XX secolo, legati alle produzioni tipiche del territorio massafrese.

In piazza Garibaldi si trova la "Torre dell'Orologio" che rappresenta il simbolo del paese, fu costruita agli inizi del XVIII secolo come torre civica, raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche.

Le chiese di Massafra sono: la Chiesa Madre, dedicata al Santissimo Crocifisso, il Santuario della Madonna della Scala situato all'interno della gravina omonima esso è accessibile tramite una  scalinata di 125 gradini, che secondo la tradizione popolare non possono essere contati, in quanto scendendo le scale risulta un numero e salendo un numero diverso, sull'altare maggiore è collocata l'icona della Madonna della Scala; la Chiesa dei Santi Medici, dedicata ai santi Cosma e Damiano è situata nella cosiddetta "Serra"; il Santuario della Madonna di Tutte le Grazie santuario mariano dedicato alla Madonna di Tutte le Grazie venne costruito tra il 1648 e il 1655, in seguito alla miracolosa apparizione della Vergine ad una pastorella, alla quale chiese la costruzione di un santuario sul luogo stesso; il Santuario e convento di Gesù Bambino la cui origine è legata ad una statuetta in cera di Gesù Bambino ritenuta miracolosa; la Chiesa e convento di San Benedetto, la  Chiesa di San Lorenzo dedicata a San Lorenzo, sede del "Capitolo collegiale" e chiamata anche "Chiesa Nuova"; la Chiesa di Santa Lucia piccola chiesa di origine rupestre; il Convento dei Cappuccini  costituito da un vasto edificio con venticinque celle dei monaci al primo piano e una serie di ambienti al piano terreno; la Chiesa di San Francesco di Paola, la Chiesa di San Leopoldo Mandic, si trovano inoltre molte piccole chiese nate come cappelle di campagna.

Oltre alle gravine: della Madonna della Scala, di San Marco e di Santa Caterina, si trovano sul territorio due riserve: la riserva naturale del Monte Sant'Elia e la riserva naturale Stornara.

 

 

Mottola è situata su una collina ed il suo territorio è immerso nella Murgia.

La città si trova in una posizione geograficamente strategica; infatti, da alcuni punti della stessa è possibile notare tutto il panorama del golfo di Taranto. Non si ha certezza sull'origine del nome della città, ma sono state avanzate alcune ipotesi, tra cui la derivazione da "motta" (altura).

Il ritrovamento di un ripostiglio di bronzi risalenti all'Età del Ferro dimostra che la collina di Mottola è stata abitata sin dalla preistoria. La città fu distrutta nel 1102 a causa del malgoverno del cancelliere tarantino Muarcaldo.  Il castello di Mottola fu edificato nel medioevo con una funzione strategico-militare antisaracena. La città fu sotto la dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese. Nel 1653 il feudo di Mottola fu venduto a Francesco Caracciolo VII duca di Martina, alla cui casata rimase sottomesso sino al 1806. Nel periodo Risorgimentale Mottola soffrì l'azione eversiva del brigantaggio e cerco la propria riorganizzazione politico-sociale. Sin dal medioevo la città aveva uno stemma posto sulla porta principale della città, ma un tremendo terremoto, avvenuto nel 1818 fece crollare tutta la struttura della Porta Grande mandandolo in rovina. Lo stemma rappresenta una torre con due uccelli neri, appollaiati in posizione frontale sulla merlatura. La torre simboleggia la fortezza e l'origine antichissima di Mottola, mentre gli uccelli vogliono significare prosperità e fortuna. Dal 1881 lo stemma viene usato dal Comune come suggello degli uffici. Il gonfalone del Municipio lo riporta fra il rosso e il bianco delle sue bande, al centro, sotto una corona marchesale. Il diritto di utilizzare lo stemma attuale è stato riconosciuto al Comune di Mottola nel 1934.

Nel 1995 sono state riportate alla luce resti di poderose mura greche risalenti all’ età ellenistica (IV secolo a.C.) che rappresentano il più antico monumento urbano mottolese. La muratura, tipicamente greca, era formata da due cortine di blocchi di carparo ben squadrati, lunghi all'incirca 1,25 metri, ed alti circa 40-50 centimetri, e posizionati accuratamente a secco. Lo scopo principale delle mura era quello di difendere la città dagli invasori che giungevano alla collina. Le mura rivestivano per circa 1600 metri tutta l’ acropoli mottolese, e, recentemente, le ultime indagini archeologiche stanno dimostrando che un’ altura così importante strategicamente era già abitata nella prima metà del secondo millennio a. C. da popolazioni di cultura protoappeninica , ed era stata già attivamente frequentata sia nell'Età del Bronzo che in quella del Ferro.

Particolarità del centro storico di Mottola è quello di essere composto da case tinte di bianco. Rappresenta uno dei luoghi più belli e più importanti dal punto di vista turistico; oltre alla moltitudine di vie, si possono trovare delle piccole piazze, in tempi antichi luoghi di incontro per la gente del luogo. La più famosa di queste piazze è “Largo San Nicola”. La piazza prende il nome dall'antichissimo convento di S. Nicola edificato nel periodo bizantino. Altre piccole “piazze” sono quella di “Largo Chiesa Madre” che sino agli anni '30 ospitava una grande cisterna e “Largo Mater Domini”. Altra piccola caratteristica del centro storico mottolese è il suggestivo e storico “Arco Fanelli”, un arco risalente al XV secolo che congiunge due isolati del centro. Infine, nel centro storico sono situate quattro chiese: la chiesa dell'Immacolata Concezione, la chiesa del Carmelo, la chiesa del Rosario e la chiesa Matrice, di epoca duecentesca.

Sono molto importanti e sentite le manifestazioni religiose legate alla Settimana Santa: quella del Giovedì Santo con la caratteristica Adorazione dei Ripositori da parte delle "paranze", che percorrono incappucciate e a piedi nudi le vie della città, e quella delle processioni del Venerdì Santo e del Sabato Santo. Molto suggestiva è la processione dei "Misteri" (tradizionali statue raffiguranti le scene della Passione di Cristo) che si svolge la mattina del Sabato Santo a cura della Confraternita del Carmine di Mottola.

 

Nel  territorio di Mottola si trova una moltitudine di gravine e di lame, disposte principalmente a sud del centro abitato. Tra le"principali gravine vi sono quelle della Forcella, di San Biagio, di Capo Gavito e di Petruscio. Quest'ultima è la più bella e la più maestosa di tutto l’arco jonico; situata a sud-est del centro abitato, anticamente essa ha dato ripari alle civiltà locali sino all'XI-XII secolo. La gravina offre uno spettacolo immenso grazie alla quantità di grotte, tutte scavate a mano e quasi tutte comunicanti fra loro, anche se poste una sopra l’altra come se fossero veri edifici. Nella gravina sono presenti anche chiese rupestri ricche di graffiti. Negli ultimi anni ai margini della gravina sono state anche trovate numerose tracce di resti di insediamenti medievali.

Durante la seconda guerra mondiale, le grotte del “villaggio rupestre” di Petruscio sono state utilizzate come riparo dai soldati polacchi. La gravina di Petruscio è percorsa da un piccolo “fiume” che negli ultimi anni si è quasi prosciugato a causa della siccità, ma che continua twttora a scorrere anche grazie all’acqua derivante dall'impianto idrico di depurazione della città.

Altra caratteristica del territorio di Mottola è data dalla presenza di zone boschive; infatti, troviamo boschi per circa 5800 ettari, praticamente il 30% della superficie comunale: il bosco di Sant'Antuono, situato nella parte nord-est della città, il bosco di Lama Cupa a nord della città ed il bosco di Burgensatico che sorge su un altopiano posto a 276-300 m s.l.m.. Anch'esso è un bosco prevalentemente di fragno, ma la sua caratteristica principale è la notevole presenza di orchidee selvatiche.

La più importante frazione di Mottola è San Basilio, in quanto è un punto strategico per gli scambi commerciali tra versante Ionico e versante Adriatico e tra l’alta murgia e il Salento. In questa frazione sorge la zona industriale di Mottola, ma è importante anche il settore agro-zootecnico. Di rilievo è anche la boscosità della zona: vi si trova il bosco di Dolcemorso, composto in gran parte da querce

E molto sviluppato il settore agro-alimentare, che può appoggiarsi su una buona produzione agricola: ulivi, uva da tavola e da vino, agrumi, ortaggi. La reperibilità di ottimi prodotti alimentari, unito ad una tradizione culinaria centenaria, rendono il settore della ristorazione tra i più importanti e fiorenti dell'economia cittadina. A questo va anche unito un recente sviluppo dei servizi ricettivi che stanno rilanciando il turismo. Molto sviluppati sono l'artigianato e il settore commerciale, mentre è in pieno sviluppo il settore industriale. Ulteriore sviluppo economico della città è dato dalla nuova zona industriale, posta in zona strategica, sorta nella frazione di San Basilio dove trovano sede diverse industrie di diversi settori come: ecologia, meccanica, tessile, distillazione, lavorazione del legno, grande distribuzione ecc..

ExpoTaranto Aziende

ExpoTaranto è il portale della Provincia di Taranto e vuole aumentare la visibilità delle aziende grazie ad uno strumento professionale che fa incontrare immediatamente le offerte delle diverse aziende del territorio con la domanda degli utenti. 

Se hai un'azienda rivendica la tua scheda e fatti contattare subito da chi sta provando a cercarti.

10694351
Oggi
Questa Settimana
Questo Mese
Totale
619
3624
15870
10694351

Your IP: 46.229.168.137
2018-11-14 13:44
© 2018 Soluzioni Web. All Rights Reserved.

Search

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione